di Patrizia Caiffa – Una chat serale per ascoltare i disagi e problemi dei giovani coetanei. La realizzazione di carte da gioco con immagini che raccontano le loro paure: di fallire, di essere giudicati, di essere esclusi, dei pregiudizi, di non essere abbastanza. La produzione di meme, podcast e contenuti per i social. Corsi di formazione e laboratori su come gestire lo stress ed esternare le emozioni, tema complicatissimo nell’adolescenza.
Ascolta “A Piacenza giovani Ambassador della salute tra i coetanei” su Spreaker.
Il tutto gestito da studenti delle scuole superiori di Piacenza, che diventano in questo modo testimonial della salute, di stili di vita sani, tramite attività educative peer-to-peer, cioè alla pari tra persone della stessa età.
Sono le iniziative ideate e realizzate dalla Ausl di Piacenza, che hanno coinvolto migliaia di giovani nell’80% delle scuole piacentine.
Sono tra le migliori buone prassi in Italia nel campo della prevenzione e della salute tra i giovani.
Il progetto Youngle (acronimo che unisce Young e Jungle), è stato addirittura premiato dalla Regione Emilia Romagna, ed esteso ad altre tre province.
Ha attiva una chat settimanale di ascolto (il mercoledì dalle 21 alle 23) completamente gratuita, gestita da giovani per i giovani, sotto la supervisione di due psicologhe. Il focus è sulla comunicazione tra pari attraverso i social media, soprattutto Instagram, sui temi di interesse per gli adolescenti.
“Dal 2020 attraverso la chat supportiamo ragazzi che hanno bisogno di parlare dei loro problemi – spiega Giulio, del polo Volta di Castel San Giovanni, prossimo maturando -. Abbiamo una redazione giovanile che produce contenuti per il web e per il social. Ci piacerebbe che il progetto Youngle fosse conosciuto di più”.


Di recente hanno anche organizzato una challenge per il miglior post su Instagram sui temi della salute.
I giovani diventano così testimonial e ambasciatori della salute tra i coetanei.
Nel comune piacentino di Borgonovo, ad esempio, da tre anni è in corso il progetto Community Lab: qui gli studenti dell’istituto Volta hanno lavorato insieme ai cittadini, alle associazioni e al personale. I ragazzi sono diventati, a tutti gli effetti, soci costruttori della Casa della Comunità.


“Per le nostre attività – racconta Simone , studente del liceo Volta – abbiamo realizzato carte da gioco con immagini. Il gioco, centrato sugli errori e le paure tipici della nostra età, ha permesso la partecipazione giovanile, coinvolgendo tutta la classe.
La Community Lab è una occasione in cui ognuno può esprimere il proprio parere e confrontarsi”.
Tramite la peer education lo scorso anno sono stati formati dai professionisti della Ausl, che lavorano in collaborazione con gli insegnanti, 118 ragazzi di sei istituti superiori.
Sono diventati Ambassador dei sani stili di vita, incontrando a loro volta altri 1400 coetanei.
“Abbiamo partecipato a 16 ore di corso sui temi delle dipendenze, sullo stress, le emozioni – spiega Giada, V anno del liceo classico “Gioia” -. Ci siamo sentiti in un ambiente sicuro, senza la preoccupazione del giudizio degli altri. I momenti di confronto mi hanno fatto capire che non sono sola, che le emozioni che provo appartengono anche agli altri”.


Lo stesso entusiasmo è manifestato da Massimo, compagno di classe, coinvolto nel progetto di peer-education con i bambini delle scuole elementari: “Abbiamo imparato a creare dei contenuti per parlare di corretta alimentazione“.
Gli incontri nelle scuole elementari erano accompagnati da una dietista, precisa Davide, “e insieme ai bambini abbiamo realizzato un quadro di Arcimboldo con alimenti scelti da loro. Abbiamo utilizzato metodologie più fruibili e giocose. E’ stata una esperienza valida che rifarò”.


Giulia, Lucrezia e Giada, III anno al liceo “Colombini”, temevano invece che la peer-education “fosse un’attività noiosa come le altre, invece è stato molto interessante parlare di benessere fisico e mentale“, di come “gestire lo stress ed esternare le emozioni”: “Ci siamo sentite ascoltate e capite, siamo riuscite a parlare di temi personali e a vincere la timidezza”.


Le testimonianze dei giovani sono state portate durante un seminario che si è svolto nei giorni scorsi a Piacenza dal titolo “Comunità che promuovono salute: come raccontare le good news?” che ha messo a confronto giornalisti, professionisti sanitari, studenti, cittadini e associazioni. Tra i relatori anche B-Hop magazine.
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