di Kenji Albani – Milano, metropoli del nord Italia, cuore pulsante della finanza e dell’economia del Belpaese, con la sua storia, a tratti turbolenta in altri sfarzosa. La città ha le sue luci e ombre e per le vie all’ombra della Madonnina si muove un autore che ha molti pseudonimi, ma è solo lui: Andrea Carlo Cappi.
Veterano della letteratura, da una giornalista definito un mostro sacro, è ed era amico di molti bravi scrittori e lui si batte come un guerriero d’inchiostro. Cappi vive di scrittura e vive la scrittura. Come avrà risposto alle domande seguenti? Anche se questa stessa è una domanda che si rivolge a voi, lettori.
Presentati a chi non ti conosce.
Sono Andrea Carlo Cappi (occasionalmente noto come François Torrent, anche se, a distanza di tempo, i libri pubblicati sotto questo pseudonimo riappaiono con il mio vero nome). Da più di trent’anni scrivo prevalentemente thriller e la maggior parte della mia produzione riguarda lo spionaggio, anche se ho percorso anche i sentieri del fantastico e dell’horror. Ho al mio attivo anche romanzi ufficiali dedicati a Diabolik & Eva Kant, e a Martin Mystère, personaggio con il quale ho vinto il Premio Italia 2018 per il miglior fantasy. Sono anche editor e traduttore – da inglese e spagnolo – e tra le varie esperienze ho quella di co-sceneggiatore del serial di RadioRAI Mata Hari del 2003.
Pubblichi con molte case editrici, ma qual è il tuo sogno nel cassetto per quanto riguarda la scrittura?
Scrivere anche per i media che non ho ancora toccato, ossia televisione o cinema, possibilmente portando su uno schermo grande o piccolo qualcuna delle mie storie;
pur essendo conscio che si tratta di meccanismi complessi. Finora è stato realizzato solo un adattamento – non sceneggiato da me – di un mio racconto, come pilota per una serie tv, ma non è mai arrivato a una messa in onda. Più di vent’anni fa ho preparato il format per una serie di cartoni animati originale, ma anche quella non è giunta in produzione. Sono sempre un po’ troppo avanti per il mercato convenzionale.
Che consigli daresti a chi si sta cimentando per la prima volta nella scrittura e sogna la gloria?
Scordarsi la gloria.
Quella è il prodotto di fattori che non sempre dipendono dalle capacità individuali. La cosa più importante per chi vuole davvero scrivere è saper affrontare una storia del genere o del non-genere che sceglie;
e non limitarsi a imitare modelli consolidati, ma cercare di realizzare qualcosa di personale, originale,
scritto in italiano corretto (la conoscenza della lingua è fondamentale), con dialoghi credibili. Per ottenere questo, la migliore scuola di scrittura è leggere molti libri, assimilare le tecniche sino a farle proprie e rileggersi con autocritica non distruttiva. A meno di un talento naturale, c’è dietro molto lavoro di preparazione, esattamente come per qualsiasi altra forma d’arte o artigianato. Beninteso, sono da tenere alla larga le case editrici a pagamento, specie quelle che fingono di non esserlo.
Che consigli daresti, invece, a un autore emergente che ha già un bel po’ di pubblicazioni all’attivo ma non è abbastanza noto?
Non piegarsi troppo alle mode e cercare la propria occasione. Ci sono autori e autrici di talento di cui nessuno si accorge, quindi l’unica possibilità è continuare a perfezionarsi e insistere. Non sarei mai esistito come autore se non fossi stato scoperto trentatré anni fa, ma se in qualche momento mi fossi illuso di essere arrivato sarei stato cancellato e rimosso centinaia di volte.
Bisogna lottare ogni volta come se fosse la prima.
I tuoi libri preferiti, invece? Uno fra quelli tuoi, che hai pubblicato, e uno non tuo che rileggi volentieri?
Tutti i miei libri sono miei figli e, se li ho generati, vuol dire che ho creduto in ciascuno di loro. Potrei citare il romanzo che ha venduto un centinaio di migliaio di copie o la raccolta di racconti fuori dalle convenzioni che – sul mercato indipendente e invisibile – sarà arrivato a una decina. Il libro che ho spesso tra le mani, anche solo per rileggerne qualche pagina a caso, è Per chi suona la campana di Hemingway.
