Ollinatl Contreras, l’atzeco che danza al ritmo del cuore

(di Giulia Clarkson) – Tradotto dall’antica lingua azteca, il Nahuat, Ollinatl significa acqua in movimento. A conoscerlo, Ollinatl Contreras, danzatore proveniente dal Messico che vive e lavora da tempo in Europa, e in particolare nel nord Italia, si capisce subito che quel nome gli calza alla perfezione.

Al battere del tamburo, infatti, dalla pacatezza che lo contraddistingue nasce una danza fluida, a tratti rapida, impetuosa. Ollinatl, occhi vispi e sorriso che disarma, sa di essere un antico guerriero dei nostri giorni, pienamente tecnologico e connesso.

Con madre terra, col venerabile tamburo, con i social e con i numerosi amici e parenti che da ogni parte dell’oceano hanno il piacere di collaborare al suo progetto.

Era l’Anno internazionale degli indigeni del mondo, il 1993, quando arrivò in Europa per partecipare, alla sede dell’ONU, a Vienna alla “Conferenza Internazionale dei Popoli Indigeni”.

Con lui, altri 45 danzatori tradizionali aztechi che chiedevano fosse reso al loro popolo il copricapo di Montezuma. “Cosa folle, a pensarci adesso, ma che allora mi sembrava importantissima”, commenta il 50enne Ollinatl.

Lì ha incontrato il Dalai Lama, Rigoberta Menchù e diversi capi tribali. E da allora ha deciso di fare del vecchio continente la sua seconda casa e il luogo in cui celebrare le antiche cerimonie nello spirito Tolteco.

 

Richiamare il tempo degli antenati lontani col suono del tamburo e i rituali della danza

non è solo tener vive le tradizioni che le generazioni trascorse hanno saputo preservare e tramandare.

È anche far battere il cuore assieme alla pelle del più antico strumento dell’umanità, sintonizzare le cellule sul ritmo di suoni ancestrali, creare un’unità in cui spariscono i limiti di spazio e tempo e si compie nuovamente la magia:

le emozioni dell’interiorità ritrovano l’antico equilibrio con il mondo della natura.

Siamo alla radice dell’umano, lontano dal ragionamento e dalla logica, lì dove spesso si annodano i traumi che la danzaterapia può aiutare a dipanare.

La danza di Ollinatl, che ha chiuso a Cagliari la nona, riuscitissima edizione – e pazienza per la pioggia – del festival Scirarindi dedicato a benessere, buon vivere e sostenibilità, canta esattamente

l’appartenenza armoniosa alla natura e il superamento dei limiti che ci sono di ostacolo.

Le lunghe penne del copricapo rappresentano gli uccelli che volano tra terra e cielo e

il guerriero-danzatore è colui che cerca la propria verità, per migliorare se stesso e ciò che incontra nel cammino.

Ringraziare la terra, chiedere permesso ai quattro venti, far partecipare l’anima di questa offerta agli antenati è una missione che abbraccia l’intera vita.

Oltre a svolgere seminari e convegni in giro per il mondo, Ollinatl lavora con i bambini delle scuole per le quali organizza programmi educativi di Musicoterapia integrativa e Psicomotricità.

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Giulia Clarkson

Sopravvissuta al duro e provante giornalismo istituzionale, risorge con B-Hop lungo la meta della felicità. Al vento di poppa preferisce il gran lasco e, confidando nell'evoluzione della tormentata adolescenza della sua progenie, contempla navigazioni in barca a vela in cui alternare la scrittura di romanzi a intensi canti al timone. Riprende luce il desiderio di realizzare libri e spettacoli di teatro per bambini. Unica certezza: i trampoli, appesi al chiodo qualche decennio fa, lì rimarranno.
Giulia Clarkson

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