Essere felici è una precisa scelta individuale. Ecco come si impara

(di Maria Ilaria De Bonis) – “La tua felicità dipende da te”, dice la psicologa tedesca Stefanie Stahl. Essere felici è una scelta, una conseguenza di come decidiamo di sentirci, a prescindere da quello che oggettivamente ci capita nella vita.

Nella normale routine quotidiana non c’è capo o partner infedele che reggano: essere felici si può. Non è utopia raggiungere quello stato psichico ed emozionale di soddisfazione permanente, perché è il mondo dentro di noi, dice la psicologa, a decodificare il mondo esterno, e non viceversa.

Semplice a dirlo, ma è davvero così che funziona?

In effetti come Stefanie Stahl la pensano decine e decine di altri parapsicologi, counselor, life coach. Una fitta schiera di maestri di meditazione, esperti di costellazioni familiari, rebirther, insegnanti di focusing, di yoga, ecc… la cui presenza si allarga a macchia d’olio.

Tutti arrivano più o meno alle stesse conclusioni, affermando che è una questione di come vogliamo interpretare ciò che ci circonda: che tuo padre e tua madre siano persone depresse o arrabbiate, castiganti o incoraggianti, che il tuo partner sia un tipo affettivo o anaffettivo, dinamico o totalmente dedito al divano, questo non cambia la tua percezione di te stesso e della tua felicità.

Di più: nel momento in cui dovessi decidere che quel fidanzato o quel datore di lavoro non sono più funzionali alla tua crescita interiore, puoi sempre fare altre scelte.

E così si diffonde a ritmi serrati un’offerta di pratiche, un mix di spiritualità laica e tecniche psicologiche, che vedono nell’individuo  e nel suo mondo interiore la misura della costruzione della realtà esterna e della felicità personale.

Qualcuno si spinge fino a dire che la realtà che vediamo non è che una nostra proiezione, una sorta di sogno sognato ad occhi aperti: decidiamo di costruircela in un certo modo e  attraiamo nella nostra vita eventi e persone che confermeranno l’idea che ci siamo costruiti di noi stessi. La legge dell’attrazione e l’oramai famoso libro The Secret, con tutte le sue sfumature, vanno in questa direzione.

La cosa certa è che ci stiamo avvicinando sempre di più ad un mondo fatto di uomini e di donne che in gran parte sentono di voler essere più responsabili di se stessi e dell’andamento della propria vita professionale, familiare, economica.

La responsabilità della propria felicità ed infelicità, secondo queste teorie, dipende da noi. Qualsiasi altro stato umorale, nella vasta gamma delle sfumature a nostra disposizione, dalla rabbia all’irritazione dalla gioia all’entusiasmo, è una precisa scelta individuale.

Questo in qualche modo ha il benefico effetto di smorzare la conflittualità sociale, poiché se iniziamo a credere di essere più responsabili di ciò che ci accade non possiamo prendercela con nessuno se le cose non vanno come vorremmo.

La rabbia e il senso di impotenza mano a mano lasciano il posto a sentimenti più costruttivi: dalla forza di volontà all’autostima, dalla benevolenza alla resilienza. La responsabilità al 100% è un’altra parola importante, su cui si fonda ad esempio il Rebirthing, una pratica nata negli anni ’60 in California da Leonard Orr.

«E’ sicuramente più semplice pensare che il nostro star male o avere un disagio sia colpa di qualcun altro: ma ragionando in questo modo tu rimarrai sempre vittima“,  dice a B-hop la rebirther Zarah Marcone.

“Se vuoi modificare qualcosa devi attivarti in prima persona. Non puoi aspettarti che l’altro faccia dei passi, perché oramai l’abbiamo capito, l’altro non lo cambierai mai, possiamo solo cambiare noi stessi”.

Prima di decidere di trasformarla in una professione, Zarah, ha sperimentato su di sé la pratica: «sono passata da una posizione costante di vittima – dice –  in cui pensavo che tutto quello che mi succedeva era causato da fattori esterni ad una condizione di soggetto attivo. Le persone possono fare cose che non mi piacciono ma io ho sempre la possibilità di reagire e di cambiare per me stessa».

Le varie tipologie di counseling affermano che possiamo passare la vita intera  a sviscerare l’origine della nostra infelicità, attribuendo colpe ataviche a nonni e genitori, ma non è detto che questo comprendere razionalmente il motivo del nostro malessere ci porti poi anche ad uscirne e a risanarci.

Per uscire fuori dai meccanismi reiterati di causa-effetto (e dunque anche di senso di colpa) tra il nostro dolore e il comportamento degli altri, serve una svolta. Un passo ulteriore verso la libertà.

Servono degli strumenti che ci rendano davvero attivi. E questo promettono, in estrema sintesi, tutte le forme di ‘cura’ mutuate dal counseling nato negli anni ’50 in America, e declinate in mille modi.

Il concetto di fondo è che la mente da sola non basta, o meglio che la razionalità non porta al cambiamento: va aiutata ed integrata.

Ed è qui che il meccanismo si inceppa o forse non sempre funziona: perché per modificare davvero i pensieri, le credenze, le abitudini e i comportamenti acquisiti fin dalla nascita, bisogna crederci davvero.  

Qualcuno ritiene che la mistica cristiana avesse proprio questa funzione in origine: era una potente meditazione trascendentale che metteva in contatto le persone con la propria anima e con il senso del divino o dell’assoluto. Oggi la spiritualità laica, unita alla  mistica orientale, va di pari passo con la secolarizzazione delle società occidentali, che almeno in Europa stanno abbandonando le religioni monoteiste.

Sicuramente un cammino di evoluzione fatto di counseling, yoga, spiritualità, rebirthing ecc… non ha bisogno di riconoscersi in una religione di potere, penalizzante. La libertà comporta un’umanità in grado di saper scegliere il meglio per se stessa.

L’individuo che abbia davvero intrapreso fino in fondo un percorso di liberazione e di recupero dell’autostima non corre il rischio di essere autoreferenziale né di dover stare dentro una cornice di precetti.

Se ti stimi e ti ami, a tua volta stimerai e amerai chi ti circonda e vorrai costruire assieme agli altri un mondo più sano. Un uomo più responsabile e libero è anche più adulto e meno bisognoso di figure paternalistiche: gerarchie, sacerdoti, leadership autoritarie e piramidi sociali.

L’idea di libertà nasce da un rapporto sano con se stessi, dunque è possibile che il mondo che verrà sarà più orizzontale, meno religioso ma più spirituale; più giusto e meno autoritario, ma quanto tempo ancora richiederà questa trasformazione?

E’ possibile che le forze della conservazione sociale facciano sentire proprio adesso la loro voce. Che le strutture di potere e la volontà di controllo blocchino in ogni modo un cammino verso la responsabilità e la libertà del genere umano.

Un’umanità diversa si intravede appena, non è detto che prenderà il sopravvento, ma certamente servirà a creare una diversa consapevolezza.

Maria Ilaria De Bonis

Maria Ilaria De Bonis

Giornalista professionista, mi sono occupata di economia e finanza in passato. Ora scrivo di Medio Oriente, Africa, povertà. Io b-hop perché «ho voglia di raccontare la forza, l'energia e il riscatto. La sana ribellione di chi ogni volta rinasce. E fa più bello il mondo».
Maria Ilaria De Bonis
Maria Ilaria De Bonis

Maria Ilaria De Bonis

Giornalista professionista, mi sono occupata di economia e finanza in passato. Ora scrivo di Medio Oriente, Africa, povertà. Io b-hop perché «ho voglia di raccontare la forza, l'energia e il riscatto. La sana ribellione di chi ogni volta rinasce. E fa più bello il mondo».