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Home E-volver

Arte e spiritualità. Quando la bellezza influenza le nostre vite

di Anna Maria Cebrelli
18 Dicembre 2014
in E-volver, Primo Piano
Tempo di Lettura: 4 mins read
77 1
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A cosa dovrebbe servire l’arte? A sviluppare la coscienza umana, a mantenere il contatto con il divino. Questo è quello che si faceva nelle botteghe rinascimentali, dove venivano trasmessi anche insegnamenti “esoterici” che consentivano di utilizzare in modo appropriato colori e archetipi: ecco perché quelle opere ancora oggi ci parlano e sono straordinarie. E’ stato questo il tema di una conferenza su “Arte e spiritualità” tenuta di recente a Torino da Ale Hesselink e Fausto Carotenuto.

Ale Hesselink (grande arte terapeuta in comunità di recupero per tossicodipendenti nella sua Olanda, e poi presso la Casa Raphael di Roncegno; uno dei fondatori dell’Accademia dell’arte, nata con l’intento di riproporre il senso profondo dell’arte) è morto nei giorni scorsi (leggi). Questo articolo diventa così un’occasione per salutarlo ma anche il veicolo di un messaggio che da lui passa idealmente attraverso i mondi: quello ordinario, delle nostre vite, e quello sottile e a noi invisibile che ci aspetta “oltre la soglia”. Nella bellezza e nell’amore.

Ale Hesselink

Come dicevamo, l’arte è servita a frenare la caduta nel materialismo, manteneva il contatto con gli Dei originari e il perché delle cose; era una struttura intrisa di elementi superiori che si disponevano sempre in modo bello, armonico. Un esempio, per comprendere meglio, può venirci dal quadro di Leonardo “Sant’Anna, la Madonna e il Bambino”. Le forme morbide, i colori, l’espressione dei volti: tutto parla all’anima.

leonardosanna

Maria rappresenta il divino femminile incarnato: non a caso il suo vestito è azzurro (rappresenta la Sophia, la coscienza cosmica) e rosso (la sua maternità umana). Grazie al divino femminile incarnato nasce lo Spirito, il Bambino. Nel volto di Maria si legge apprensione perché la sua parte umana, terrena, è preoccupata per il figlio che gioca con l’agnello (animale che simbolizza quello che Gesù è destinato ad essere: il suo sacrificarsi, per l’umanità).

Anna rappresenta il divino femminile cosmico: tiene in braccio la figlia, Maria. Nell’abbraccio c’è la consapevolezza e l’apertura del cuore. Il viso di Anna, che vede e comprende quello che vivranno sua figlia e suo nipote, è sereno; la sua è una consapevolezza cosmica: va tutto bene perchè tutto fa parte di un “disegno superiore”.

Nel tempo la maggioranza degli artisti è stata via via sempre meno ispirata dalla Bellezza (che è il modo degli Dei di creare le cose) e sempre più dall’estetica, figlia del materialismo; si è arrivati ad una produzione di “cose” che non corrispondono più alla funzione sacra rappresentata dall’arte.

“L’arte non è neutra, o ti porta Su o ti porta Giù: quando rappresenta archetipi rotti, se vista tutti i giorni può persino farti ammalare sul piano sottile perché è un’informazione che ‘rompe’ gli archetipi interiori”: spiegava Carotenuto. Hesselink precisava: “Ad esempio, la sfera, simbolicamente, rappresenta l’ideale dei mondi. Una scultura come la Palla di Pomodoro presenta un archetipo rotto. L’unica cosa che possiamo fare è ‘mettere coscienza’: ogni volta che la vediamo avere consapevolezza che quella struttura, quella immagine, quella scultura trasmette un messaggio non visibile ma non innocuo, come appare. Solo così non agirà a livello “sottile” anche su di noi”.

Un altro esempio è l’Urlo di Munch: è significativo, espressivo ma meglio non tenerlo in casa. Hesselink: “Le distorsioni, i contorcimenti interiori si possono esprimere, possono diventare “prodotti” (tele, sculture) e questo è estremamente terapeutico ma dovrebbero restare all’interno dell’atelier, o semmai solo nei musei, non entrare nelle case portando così costantemente “quel” messaggio disarmonico. L’Arte è un’altra cosa: non può essere solo esperienze sensorie, bisogna metterci consapevolezza perché tutto parla, le forme, i colori, gli archetipi che vengono trasmessi”.

images

L’Arte è creatività in connessione con gli Dei; per far partire l’impulso artistico ci vuole cuore. Lo possiamo fare tutti: si tratta solo – ricordava Hesselink – di ritrovare i nostri talenti: “La vita è un’opera d’arte, possiamo dipingere noi stessi. Servono un pennello, magari uno scalpello per ‘tirarci fuori’ ed entrare nel processo creativo, senza aspettative, con la curiosità e il divertimento dello stare in questo linguaggio. D’altra parte anche Dio solo al settimo giorno vide che ciò che aveva creato “era buono”: prima non lo sapeva, poichè era immerso nel processo creativo. L’insegnamento è questo: la creatività si vive, si fa e poi, poi la si guarda. Così si vede dove si è sbilanciati e dove va bene: si hanno informazioni utili per la propria Coscienza. E’ un processo che ha poi influenza costruttiva su tutta la nostra vita”.

 

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Anna Maria Cebrelli

Anna Maria Cebrelli

Ex-giornalista, trainer olistico e love-life coach. I b-hop perché le "crisi" sono veri, autentici spazi di nuove possibilità. Tutto dipende dallo sguardo che abbiamo sulle cose e da come la nostra coscienza si connette alla Coscienza Universale. Bellezza, fiducia, consapevolezza sono gli ingredienti in un viaggio che è dentro di sè e nel mondo. E parte dall'amore.

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