di Valerio Carbone – L’intelligenza artificiale “vive” da parecchio tempo nel nostro quotidiano; influenza e guida molte delle nostre abitudini relazionali e delle nostre scelte in una sorta di progressiva “gamification” (ludicizzazione), attraverso cioè un meccanismo mutuato dai giochi (fatto di punteggi, livelli, badge, classifiche) il cui scopo principale è di motivare gli utenti a rischiare un incontro, aumentando al contempo il coinvolgimento sulle piattaforme (engagement) per facilitare il raggiungimento di obiettivi specifici.
Le diverse app di dating basate sugli algoritmi lavorano in questo modo e influiscono già da decenni sul modo in cui le persone si scelgono e scelgono d’incontrarsi (l’episodio Hang the DJ della quarta stagione (2017) della serie britannica Black Mirror esemplifica bene il concetto).


Quello che questo approccio ha facilitato è di certo evidente (in termini di riduzione di timidezze e di ansie sociali), ma il rischio di aspettative irrealistiche basate su match algoritmici è altrettanto visibile.
Molti psicologi, di fatto, mettono in guardia rispetto a una possibile riduzione della tolleranza verso le imperfezioni nelle relazioni reali: la tendenza a conformarsi in “match perfetti”, basati su criteri matematici predefiniti, può impattare sull’intimità e sulla crescita emotiva, sulla capacità di gestire un rifiuto nella vita offline e, addirittura, sulla possibilità di formare legami relazionali autentici.
“Per un algoritmo, l’errore è qualcosa da correggere; per una persona, può essere l’inizio di un cambiamento profondo”. (Leone XIV, Magnifica Humanitas – Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale)
Nonostante la possibilità di godere oggi di un approccio alle relazioni sempre più libero, strutturato e consapevole, gli effetti psicologici sull’individuo e sulla coppia – soprattutto per ciò che concerne l’ambito proprio dell’intimità – sono molteplici:
la superficialità è un rischio evidente che viene amplificato in alcuni tratti narcisistici di personalità, come anche una dipendenza tecnologica crescente.
Ciò che però rappresenta il vero rischio e al tempo stesso la sfida dell’AI è la certificazione che le relazioni sono e saranno in futuro sempre meno corporee (basti pensare che moltissimi studi accreditati stimano che persino la sessualità, già nei prossimi decenni, smetterà di essere un collante relazionale, e che ci saranno sempre più “coppie bianche”, cioè dire che… per le proprie esigenze pulsionali, tramite le raffinatezze dalla tecnologia, ognuno potrebbe benissimo “sbrigarsela da sé”!).
Non a caso, moltissime app sono in fase di sperimentazione, sia per l’aspetto esplicitamente emotivo (sviluppo di chatbot “romantici”, avatar o companion virtuali, come nel caso del film Her con Joaquin Phoenix, 2013), sia per l’aspetto corporeo e sensoriale (robotica sessuale, lumidolls, tecnologie indossabili, eccetera).


La tecnologia e gli algoritmi hanno già cambiato radicalmente il modo in cui viviamo e appaghiamo i nostri desideri.
Internet ci mette a disposizione una gamma infinita di stimoli di facile accesso, rendendo più semplice esplorare fantasie e pratiche in contesti e modi differenti. Il desiderio sessuale già oggi si estende nella mediazione tecnologica (attraverso piattaforme online o siti pornografici), e la stessa influisce sempre di più sulla nostra vita intima. La progressione dell’intelligenza artificiale è però la promessa di una tecnologia non solamente passiva e strumentale, ma attiva, generativa e interagente.
La tecnologia, la realtà aumentata e il metaverso ci rendono più vicini e connessi oppure ci stanno allontanando da noi stessi e dagli altri?
Il punto non concerne solamente le questioni di carattere etico sul legame emotivo con possibili entità AI, non è una questione di tabù o di pregiudizio, ma propriamente il fatto che,
biologicamente parlando, per l’essere umano, la costruzione di un legame profondo, autentico e soddisfacente necessita comunque della corporeità.
Bypassare questo processo e “consegnare” la nostra educazione sentimentale alle macchine rischia di non condurci troppo lontano.


Il contatto corporeo diretto rimane infatti la prima forma di comunicazione che il bambino intrattiene con il caregiver, il quale risponde, attraverso il corpo, a tutta una serie di bisogni affettivi profondi, quali il sostegno, la stabilità, la rassicurazione e la sicurezza. L’esigenza del contatto da ciò che è prossimo ma diverso da noi estrinseca caratteri fondamentali della nostra struttura psicologica e dunque della nostra personalità.
È un’esigenza naturale che dall’attaccamento si estende sino alla vita adulta, proprio attraverso il nodo dell’intimità sessuale.
La sessualità, infatti, non risponde solamente all’impulso, all’eccitazione o alla “scarica”, né alla logica algoritmica del “tutto e subito”, soddisfa piuttosto un bisogno più intimo e profondo dell’essere umano: quello di essere abbracciati, di essere avvolti dalla protezione di un’altra persona, di essere accolti nella nostra fragilità, di sentirsi amati. Il sesso non esprime solo un bisogno fisico/fisiologico ma racconta di un ben più complesso bisogno psicologico e relazionale, che, in quanto tale, concerne la sfera del desiderio, a sua volta connaturato al momento intimo dell’assenza e/o dell’attesa di qualcosa o dell’altro.
Imparare a stare in quell’attesa mantiene vivi il desiderio, l’ascolto, lo sguardo e la curiosità senza ridurre tutto alla mera prestazionalità del clic o dello scrolling e all’urgenza dell’impulso eccitatorio.
Esiste un confine, sempre molto labile, tra quanto siano le macchine ad adattarsi a noi e quanto siamo noi, invece, a sacrificare parti di noi stessi per adattarci alle macchine. Più che mai attuale rimane quindi il monito:
“Agisci in modo da trattare l’umanità, così nella tua persona come nella persona di ogni altro, sempre insieme come fine, e mai semplicemente come mezzo” (Immanuel Kant, Fondazione della metafisica dei costumi)


La sfida che ci si pone oggi con l’AI non è tanto evitare l’uso della tecnologia, piuttosto imparare a gestirla, affinché possa diventare uno strumento di arricchimento che non sostituisca la profondità e la complessità costituitiva delle relazioni umane.
La tecnologia può e deve essere un’alleata del desiderio, che aiuti l’individuo a confrontarsi con se stesso e con l’altro, e le coppie a conoscersi e sperimentarsi.
“Nessun sistema di calcolo, per quanto sofisticato, genera un cuore che si consegna, né una coscienza che discerne il bene. Anche quando le macchine eccellono nell’efficienza, il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato” (Leone XIV, Magnifica Humanitas – Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale)
Se hai necessità di un aiuto o di un supporto psicologico per il tuo benessere, non esitare a contattarmi.
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