di Agnese Malatesta* – Non ho parole per dire di pace. È un vuoto benefico che rimanda all’intimo. Ma diventa tormento se tutt’intorno ci sono ostilità, conflitti, guerre. Ecco le guerre, strategie di odio contro l’umanità, contro la vita dei più fragili e vulnerabili, pura merce di scambio di un preteso potere. Qui sì che le parole vanno cercate.
Ed opporsi alla violenza e alla guerra, in azioni quotidiane, è dovere civile cercando atmosfere e spazi in cui scegliere di valorizzarsi. Ecco perché trovo interessanti, in questa sede, prendere in prestito le parole di una scrittrice, Virginia Woolf, che in ‘Le tre ghinee’ scritto nell’inverno 1937-1938, mentre la guerra era alle porte, immagina di ricevere tre lettere che contengono una richiesta in denaro per tre cause.
Una di queste cause è la prevenzione della guerra. Le altre due: un’università femminile e un sostegno alle donne che vogliono svolgere una professione.


Cosa può far prevenire la guerra? «L’avere o no ricevuto istruzione è decisivo», afferma all’inizio la scrittrice.
«Il ruolo che l’istruzione svolge nella vita umana è così importante che non cercare neppure di capire in che modo, attraverso di essa, potremmo instillare nella gioventù l’odio per la guerra sarebbe una viltà».
Per Woolf, c’è anche una distinzione di genere che richiama la responsabilità degli uomini e in definitiva la cultura del patriarcato.
«Anche se molti istinti sono ritenuti patrimonio comune dell’uomo e della donna, combattere è sempre stata un’abitudine dell’uomo, non della donna.
La legge e l’esercizio hanno sviluppato quella differenza, non importa se innata o accidentale. (…). Come possiamo comprendere un problema che è solo vostro e, quindi, rispondere alla domanda in che modo prevenire la guerra? Non avrebbe senso rispondere, basandoci sulla nostra esperienza e sulla nostra psicologia: che bisogno c’è di combattere? È chiaro che dal combattimento voi traete un’esaltazione, la soddisfazione di un bisogno, che a noi sono sempre rimaste estranee».
Per voi uomini – continua Virginia Woolf – la guerra è un mestiere; è fonte di felicità e di esaltazione; è uno sbocco per le virtù virili senza le quali l’uomo si deteriorerebbe. Eppure, «non tutti gli appartenenti al vostro sesso condividono questi sentimenti e queste opinioni».
La conoscenza e l’istruzione sono la via di salvezza:
«Se la cultura e la libertà di pensiero vanno difese, e non con le idee soltanto, ma con il modo di vivere, questo sembra l’unico metodo. Non è un metodo facile, è vero».
Alle donne – «immuni, e non per loro merito, ma per certe costrizioni – riuscirà più facile seguirlo che non agli uomini». Il metodo per prevenire la guerra «non può che essere che uno: il modo migliore per aiutarvi a prevenire la guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi».
È «affermare: il diritto di tutti – di tutti gli uomini e di tutte le donne – a vedere rispettati nella propria persona i grandi principi della Giustizia, dell’Uguaglianza e della Libertà».
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L'articolo di oggi è tratto dalla rivista italo-brasiliana "Mosaico Italiano", numero speciale dedicato alla scrittura per la pace, realizzato con il contributo degli studenti del Laboratorio di Scrittura dell'Università di Roma Tor Vergata, condotto da Fabio Pierangeli e Giuseppe Varone.
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