di Patrizia Caiffa – E’ una utopia che sta diventando possibile la proposta dei promotori della legge di iniziativa popolare per una Difesa civile non armata e violenta, che in questi giorni ha raggiunto il conquistato traguardo delle 50.000 firme necessarie a portare la proposta di legge al Senato.
Una alternativa concreta al riarmo e alla militarizzazione, oltre che ad una narrazione mediatica che parla solo di guerre, per costruire la sicurezza attraverso i Corpi civili di pace, figure professionali abilitate nella prevenzione e gestione dei conflitti.
La campagna “Un’altra difesa è possibile” è promossa da una vasta alleanza della società civile — tra cui Rete italiana pace e disarmo, Cnesc, (Conferenza nazionale enti di servizio civile), Movimento nonviolento e campagna “Sbilanciamoci!”. Il successo della raccolta firme dimostra che il movimento per la pace possiede la capacità di sensibilizzare e smuovere le coscienze, coinvolgendo anche le forze politiche.


Un’architettura istituzionale per la pace
La proposta di legge prevede l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta incardinato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per mettere a sistema e coordinare in modo strategico strumenti già presenti nell’ordinamento italiano, integrando Servizio civile universale, Protezione civile e Corpi civili di pace, che già esistono ma in sperimentale, coinvolgendo i giovani.
Mentre Protezione civile e Vigili del Fuoco garantiscono interventi di emergenza,
i Corpi civili di pace svolgono un’azione preventiva di lungo periodo: diplomazia dal basso, mediazione sul campo nelle aree di crisi, interventi per disinnescare escalation violente e cooperazione internazionale.
Si tratta di un modello di difesa alternativo a quello militare, fondato su mezzi civili e coerente con gli articoli 11 e 52 della Costituzione, che definiscono la difesa della patria senza vincolarla all’uso delle armi.
Dalla sperimentazione alla formazione professionale
Come ci spiega Francesco Vignarca, portavoce della Rete italiana pace e disarmo, il salto di qualità consiste nel superare la temporaneità delle prime fasi di sperimentazione e rendere strutturali i Corpi civili di pace: “Negli ultimi dodici anni hanno disposto di soli 9 milioni di euro, a fronte delle centinaia di miliardi stanziati nello stesso periodo per le spese militari”.
La legge punta invece a creare contingenti permanenti di migliaia di professionisti addestrati alla prevenzione e gestione dei conflitti. Così come si formano militari e piloti per l’ambito bellico, occorre addestrare specialisti civili del peacebuilding.
“Gli stessi militari – precisa Vignarca – ci hanno detto che sono stati addestrati per la sicurezza e la guerra, ma non sanno fare il peacebuilding, creare intesa tra le comunità dopo una guerra o evitare un’escalation. Questo lo sanno fare i Corpi civili di pace e altre strutture”.


Trasparenza finanziaria e democrazia fiscale
Per dotare il Dipartimento di una reale “muscolatura” operativa, la proposta definisce un piano finanziario chiaro e sostenibile. Si prevede uno stanziamento iniziale di 100 milioni di euro, ricavato da una corrispondente riduzione delle spese militari. La legge introdurrebbe inoltre un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo.
L’opzione fiscale del 6 per mille dell’Irpef, consentirebbe ai cittadini di scegliere se destinare una quota delle proprie imposte alla difesa militare o alla difesa civile nonviolenta. “Questo meccanismo offrirà una misura diretta dell’orientamento popolare, vincolando i governi a finanziare la difesa civile sulla base delle indicazioni dirette dei contribuenti”, precisa Vignarca.
Costruire istituzioni permanenti
Strutturare un Dipartimento governativo offre agli Stati una via alternativa al riarmo per gestire le crisi, ponendo le basi per un modello esportabile anche all’Unione europea. Con il deposito formale delle firme in Senato dopo il 18 settembre e l’interlocuzione avviata con dieci gruppi parlamentari, si è creata la precondizione concreta affinché
la politica risponda a una profonda domanda di pace.
C’è tempo fino al 18 settembre per firmare. Se non l’hai ancora fatto clicca qui.
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