di Roberto Dell’Aquila – Nel Parco di Veio, a Castelnuovo di Porto, si è svolta nei giorni scorsi la seconda edizione di Tessil’Arte, il Festival nazionale del fatto a mano con cura, una manifestazione che ha trasformato il borgo in un laboratorio diffuso dedicato all’artigianato tessile, alla creatività e all’inclusione sociale.
Promossa dall’Associazione di promozione sociale Tessuti Sociali, la manifestazione nasce da un progetto che dal 2020 ha saputo trasformare un sogno in una realtà concreta. Cofinanziata dalla Chiesa Valdese e patrocinata dal Comune di Castelnuovo di Porto, l’iniziativa offre a persone con disabilità o in condizioni di fragilità nuove opportunità di socializzazione, formazione e crescita personale attraverso il lavoro tessile.
Alla guida del progetto c’è Astrid Cammerinesi, insieme a un gruppo di operatori e volontari che da anni animano i laboratori permanenti ospitati all’interno del Palazzo Ducale, trasformando lo storico edificio in un punto di riferimento per l’artigianato sociale e la partecipazione della comunità.


Per due giorni piazza Vittorio Veneto e la suggestiva Rocca Colonna hanno accolto decine di associazioni, artigiani e visitatori provenienti da tutta Italia. I gazebo hanno ospitato esposizioni, dimostrazioni e laboratori aperti a grandi e piccoli, offrendo l’opportunità di conoscere e sperimentare tecniche tradizionali come il ricamo, la tessitura, il macramè, il feltro, il merletto e la tintura naturale.
A catturare immediatamente lo sguardo è stata una spettacolare installazione composta da centinaia di esagoni ricamati da volontari provenienti da tutto il Paese. Assemblati insieme, hanno dato vita a una scenografica copertura della piazza e a un elegante decoro delle pareti del centro storico, simbolo di una rete di relazioni costruita filo dopo filo.


Passeggiando tra gli stand si respirava un’atmosfera autentica fatta di mani al lavoro, telai in funzione, fili colorati e storie condivise. Più che una semplice esposizione, Tessil’Arte si è confermato
uno spazio di incontro tra persone, esperienze e competenze.
Tra le realtà presenti spiccava Gomitolo Rosa, associazione che negli ultimi anni ha portato il ricamo terapeutico negli ospedali a sostegno dei pazienti oncologici, dimostrando come il lavoro manuale possa diventare uno strumento di benessere e condivisione.
Molto partecipato anche il laboratorio “Lana in fiore”, curato dalla storica dell’arte e art counselor Livia Sordini, che ha raccontato il proprio percorso di ricerca sulle potenzialità terapeutiche del feltro. Donne, bambini e anche molti uomini si sono lasciati coinvolgere dall’esperienza, riscoprendo il piacere di creare con le proprie mani.
Ricchissima anche l’offerta dei laboratori, che ha spaziato dall’Ecoprint, dedicato alla tintura naturale con foglie e fiori, all’arte del macramè proposta da Chiara Cardarelli, fino al merletto a fuselli illustrato da Tiziana Rossi Colaneri. Grande partecipazione ha riscosso anche “La prima tessitura”, laboratorio curato dalla tessitrice e psicologa Roberta Danni, che ha permesso ai visitatori di sperimentare il telaio a pettine liccio. Accanto a queste esperienze si sono affiancati i percorsi di arteterapia tessile di Sara Freschi, il laboratorio “Il filo da torcere” dell’artigiana e antropologa Daniela Bordoni e “Il sole che gira”, attività ideata dall’arteterapeuta Paola Schianchi e rivolta ai più piccoli.


Particolarmente significativo anche lo stand di Tessuti Sociali, dove volontari, operatori, familiari e partecipanti ai laboratori hanno raccontato il valore umano del progetto. Tra loro Daniele, giovane con disabilità, ha condiviso la propria esperienza al telaio, spiegando come il lavoro tessile gli abbia consentito di sviluppare autonomia, concentrazione e nuove relazioni.


Ad arricchire il programma sono stati anche gli eventi culturali. La musica medievale itinerante ha accompagnato il pubblico tra i vicoli del borgo, mentre il concerto di Nando Citarella, tra i più autorevoli interpreti della musica popolare italiana, ha rappresentato uno dei momenti più coinvolgenti della manifestazione. Non sono mancati documentari, visite guidate nel centro storico curate dal FAI e percorsi enogastronomici tra antiche cantine di tufo, botteghe artigiane e luoghi di ristoro, valorizzando uno dei borghi più suggestivi della campagna romana.
La manifestazione si è conclusa con una sfilata dedicata alle creazioni realizzate dagli espositori e dai partecipanti ai laboratori, seguita dai saluti istituzionali del sindaco e dall’appuntamento alla prossima edizione.
A Castelnuovo di Porto il “fatto a mano con cura” non è solo un’arte: è un abbraccio che si rinnova, filo dopo filo, anno dopo anno.
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