di Roberta Tito – Superare la fase dell’emergenza e costruire una rete capace di accompagnare le donne anche dopo l’intervento. È questo l’obiettivo di “Con il Seno di poi”, il nuovo gruppo di lavoro che si è insediato nei giorni scorsi in Municipio XII a Roma, promosso da Alessandro Alongi, Consigliere municipale Roma XII e Presidente della Commissione Politiche sociali e servizi alla persona.
Al tavolo hanno partecipato professioniste, associazioni, volontarie, pazienti e operatori sanitari, mettendo in evidenza un problema spesso poco visibile: terminata la fase più strettamente clinica, molte donne si trovano a dover affrontare un percorso fatto di controlli, ansia, cambiamenti fisici ed emotivi e difficoltà nel trovare informazioni sui servizi disponibili.
Da qui nasce la proposta di costruire una rete territoriale facilmente accessibile, capace di mettere in collegamento servizi sanitari, psicologici e sociali e di accompagnare le pazienti nella fase successiva alle cure.
Tra le idee emerse c’è il “passaporto del dopo”, uno strumento pensato per raccogliere e rendere facilmente consultabili i servizi disponibili, insieme a un “kit di salvataggio” digitale, accessibile attraverso QR code, con esercizi di respirazione, musica rilassante e tecniche per affrontare l’ansia legata ai controlli.
Particolare attenzione è stata dedicata anche all’orientamento. Tra le proposte figura un numero verde per le pazienti oncologiche, in grado di fornire informazioni e indirizzare verso i servizi e le opportunità di welfare, dal supporto psicologico alla Legge 104.
Un contributo è arrivato dall’ASL Roma 3, che ha presentato il nuovo ambulatorio Punto Seno, un servizio accessibile anche alle donne non residenti e pensato per accompagnare rapidamente le pazienti in caso di mammografie dubbie, sospetti derivanti dall’autopalpazione e necessità di ulteriori approfondimenti diagnostici.
Il confronto ha riguardato anche caregiver, nutrizione, attività fisica, riabilitazione, fertilità e donne giovani, oltre alla necessità di contrastare le disuguaglianze che possono colpire le donne straniere, attraverso il coinvolgimento di mediatori culturali.
L’obiettivo, dunque, non è creare nuovi servizi isolati, ma mettere in rete ciò che già esiste e renderlo più facilmente raggiungibile.
“Il dopo è una fase che non può essere lasciata all’improvvisazione – ha dichiarato Alongi –.
Le istituzioni hanno il dovere di costruire una rete che accompagni le donne, che le orienti e che dia loro la certezza di non essere sole”.
Il gruppo di lavoro punta ora a trasformare le proposte emerse in un percorso concreto, coinvolgendo progressivamente le diverse realtà del territorio.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















