di Sharon Rojas Atzu – Il grande problema delle periferie è la solitudine. Il senso di abbandono, di brancolare in un buio apparentemente troppo fitto per trovare una speranza di rivalsa. E’ ciò che da sempre le lascia indietro, e che con sé trascina tutti quei bambini e ragazzi che, abituati ad esso, non sanno che esiste un mondo che non vede l’ora di accoglierli con sé.
Per questo alcuni volontari hanno scelto di riportare la luce nelle vite di quei giovani che hanno solamente bisogno di un faro in mezzo al mare. Il progetto fa parte della rete dei Punti Luce di Save the Children, dedicati al contrasto della povertà educativa e al sostegno di bambini e adolescenti.
Questa è la promessa sigillata con la nascita del ‘Punto Luce’, uno spazio sociale nel quartiere popolare di Ponte di Nona, ad est della capitale nel VI municipio: tra strade troppo spesso malfamate vede la nascita di un progetto che torna non solo a dare speranza ai giovanissimi che le abitano, ma scegliendo di essere per loro delle guide, dei maestri, può dimostrare loro che forse, quel buio, non è davvero così fitto come sembra.
In collaborazione anche con ‘Educativa Territoriale’, gestita dalla Cooperativa Sociale Santi Pietro e Paolo, dal 2014 i volontari del ‘Punto Luce’ affrontano sfide continue, tra situazioni di degrado e criminalità, sapendo però di aver raggiunto – sino al 2025 – oltre cinquemila persone, che hanno trovato in loro l’aiuto che mancava.
Il centro è aperto tutti i pomeriggi, dal lunedì al venerdì, e coloro che lo gestiscono non si fanno mai trovare impreparati, essendo sempre pronti ad accogliere i giovanissimi, tra attività ricreative e tutoraggio con i compiti, perché è soprattutto attraverso l’istruzione che i volontari vogliono non far perdere loro la retta via.
Tuttavia, le attività non si limitano a questo. Numerosi – riferiscono alcuni abitanti del quartiere – sono gli interventi sul territorio gestiti dall’attività, che attraverso queste “missioni civiche” (come il ridare vita e colori agli spazi verdi tra i grandi palazzi nei quali vivono) mostrano loro quanto assieme si possa fare la differenza e di come spetti a loro costruire il futuro.
Inoltre, tre giorni a settimana, il ‘Punto Luce’ offre uno sportello d’ascolto per tutti quei genitori che ne avvertono il bisogno, attraverso un supporto alla genitorialità.
“I ragazzi si danno molto da fare. Spesso insegnano ai più piccoli a tutelare lo spazio nel quale vivono: molte volte li vedo curare i giardini e gli spazi verdi del quartiere, e questa è una delle attività che servono di più in una realtà come la nostra”, racconta a B-Hop Magazine una residente del quartiere.
“Insegnano loro il senso di civiltà, di rispetto e l’importanza della collaborazione, e credo sia proprio da questo che dovrebbe partire tutto. I problemi qui non mancano:
spesso i ragazzi provengono da famiglie complicate e contorte, ma così hanno la possibilità di vedere che quella non è la sola realtà esistente”.
Così è evidente che coloro che gestiscono questa realtà entrano in punta di piedi all’interno di vite spesso complesse, diventando amici e facendo da appiglio a chi ha bisogno di vedere che una realtà diversa esiste davvero. E così, attraverso il senso di appartenenza e di comunità, insegnano che l’unione sa fare la differenza a decine di vite diverse, accomunate però dal bisogno di una luce, che sa ridare loro la speranza di cui hanno bisogno.
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