di Vincenzo Sorrentino – A Laurito, un piccolo borgo cilentano in provincia di Salerno, c’è un originale Museo dedicato al macinino del caffè, di cui sono esposti diversi esemplari ultracentenari.
“Il caffè è un piacere” recitava un claim pubblicitario di qualche tempo fa. Un “piacere” con cui la maggior parte delle persone inizia la mattina e che poi reitera più volte nel corso della giornata.
Oggi preparare il caffè è abbastanza semplice in quanto, che lo si prenda in casa o al bar, basta banalmente riempire la macchina o macchinetta con la miscela preferita e accenderla o metterla sul fuoco in attesa che esca il liquido.
C’è stato un tempo, però, durato fino a non molti decenni fa, in cui preparare il caffè era un’operazione un po’ più complessa in quanto la miscela non era disponibile nelle attuali confezioni ma la materia prima era costituita da chicchi di caffè “crudi” di colore verdognolo che dovevano essere abbrustoliti e macinati prima di essere messi nella macchinetta.
Per questa operazione erano necessari due utensili, presenti in tutte le case: l’abbrustolatore, per tostare il caffè, ed il macinino, per ridurlo in polvere. E’ possibile vederli nel piccolo museo di Laurito.


Il “Museo del Macinino da Caffè” di Laurito è nato per iniziativa di Leo Palladino, una persona originaria del posto, che ha lavorato nel settore per oltre vent’anni a Modena dove faceva il procacciatore di affari per un’azienda di caffè. Il suo interesse e la sua curiosità per il caffè lo hanno portato a girare per i mercatini delle pulci per cercare vecchi utensili, apparecchiature ed altri oggetti riferiti al caffè.
Nel 2006 ha deciso di ritornare a Laurito per metter su una propria azienda – il Caffé Cilento – oggi molto attiva e con tanti clienti sia in Italia che all’estero.
Allo stesso tempo ha deciso di valorizzare i tanti “oggetti” che nel frattempo aveva raccolto, per cui ha affittato un locale nel pieno centro del paese per adibirlo a “Museo del Macinino da Caffè”.
Nel Museo, nato nel 2011, è possibile vedere una ricca collezione di macinini, di diverse dimensioni, i più antichi dei quali risalgono al 1800 e sono stati prodotti dalla Peugeot, un’azienda ed un marchio che oggi conosciamo per le auto ma che all’inizio del 1800 nacque come azienda manifatturiera che realizzava prodotti in acciaio.
Dal 1864 al 1956 produsse diverse serie di macinacaffè, sia a ruota che a manovella. Nel Museo sono presenti diversi esemplari che consentono di apprezzare anche l’evoluzione dell’utensile.


Esposti al Museo anche gli oggetti della Tre spade, un’azienda italiana fondata alla fine del 1800 ed ancora attiva, che rappresenta un’eccellenza nel settore degli utensili da cucina. Di questa azienda è presente una collezione, unica in Italia, di macinini da campo che sono stati usati dai nostri soldati nella seconda guerra mondiale.
Una apposita parete del Museo è dedicata ad una ricca collezione di macinini più moderni, di quelli che venivano agganciati alla parete. Molti di questi sono in ceramica, con intarsi e decorazioni riportanti a volte la marca del caffè, e costituiscono un antesignano dell’attuale dosatore in quanto consentivano di dimensionare il quantitativo di caffè necessario attraverso la rotazione di una manovella.


Questi macinini erano usati prevalentemente nei locali pubblici ma erano presenti anche in alcune case private dove, invece, il tipo di macinino più diffuso era quello più piccolo, sempre a manovella, ma che veniva posto su un tavolo; anche di questo si trovano diversi esemplari.
Quantunque il Museo sia dedicato al Macinino, non mancano altri fondamentali utensili per preparare il caffè, in particolari i già citati abbrustolatori che venivano usati per abbrustolire il caffè.
Di questo oggetto, anch’esso molto diffuso fino alla metà del secolo scorso, vi sono diversi esemplari delle diverse tipologie: quello basico, costituito da una pentola bucata (tipo quella che viene usata per cuocere le caldarroste) che veniva riempita di chicchi di caffè e poi messa sul fuoco. Doveva essere agitata con una certa frequenza per evitare che il caffè si carbonizzasse; quello più evoluto, con all’interno una sorta di paletta che andava azionata per muovere i chicchi e sopperire all’azione manuale di cui sopra; ed infine quello “top di gamma” costituito da un cilindro che veniva poggiato su due alari e fatto ruotare sul fuoco tramite un’apposita manovella.


L’esposizione comprende anche le classiche moka che si usano in casa, sia macchine da bar, tutte rigorosamente stagionate, oltre ad altri oggetti del settore.
“Il Museo – afferma con orgoglio Leo Palladino a B-Hop – viene visitato ogni anno da molte persone. Lo apprezzano e sono molto incuriosite dalla sua originalità. Per me è una grande soddisfazione constatare che in piccolo paese di meno di 1000 abitanti esista un Museo così particolare, che non si trova in altre parti d’Italia”.


Tra i visitatori ci sono anche i tanti “viandanti” che percorrono il “Cammino di San Nilo”, un cammino bizantino di oltre 100 Km che va da Sapri a Palinuro, nel Cilento, e che passa anche per Laurito.
“Il Museo – sostiene ancora il patron Palladino – è citato nella guida che utilizzano i viaggiatori per orientarsi nel cammino, per cui costituisce una tappa fissa del loro percorso”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















