di Anastasia Quattrocchi – In un mondo che corre veloce, spesso dimentichiamo di prenderci cura delle ferite invisibili dell’anima. Il nuovo libro de La Setta dei Poeti Estinti, “Sono tornato perché c’eri tu. La poesia che salva e come lo fa”, edito di recente da Solferino, è un vero e proprio manuale di sopravvivenza emotiva. Attraverso le vite di poeti che hanno fatto della parola una zattera di salvataggio, gli autori ci invitano a chiederci, oggi più che mai: da cosa vorremmo salvarci?
Nato nel 2013 da un’intuizione di Emilio Fabio Torsello, giornalista e comunicatore, il progetto La Setta dei Poeti Estinti si è arricchito dal 2016 con il contributo di Mara Sabia, docente e studiosa di letteratura italiana. Il nome del duo divulgativo prende ispirazione dalla visione del film L’attimo fuggente, in ricordo della parola poetica che ha una funzione salvifica, come gli stessi autori spiegano sul loro sito.
Attraverso l’uso dei maggiori social media, bussano anche alle porte dei più giovani, creando una bolla letteraria che racchiude le sfumature dell’anima comuni a tutte le età. All’interno del libro sono presenti numerose storie di rinascita. Il titolo cita letteralmente l’ultimo verso di un famoso componimento di Primo Levi, Cercavo te nelle stelle, dedicato alla futura moglie, per sottolineare ancora una volta il valore benefico e redentore delle parole.
Esse diventano scudo in molti altri poeti. Alda Merini, nella fame e nella sofferenza, utilizza la poesia come cura contro la follia del manicomio.


Raymond Carver scrive poesie tra un turno di pulizie e l’altro, trasformando la fatica in arte. Giuseppe Ungaretti ritrova umanità e luce nelle trincee della guerra. Per Amelia Rosselli, invece, la poesia diventa una forma di salvezza dal rischio costante del nulla.
Per molti autori, scrivere è innanzitutto un’esigenza viscerale. Charles Bukowski la definisce una “funzione fisiologica” senza la quale si ammalerebbe, mentre per Giovanni Pascoli e Goliarda Sapienza i versi rappresentano una forza capace di custodire la memoria e rielaborare il dolore della perdita.
Quando il trauma nasce dall’oppressione, la poesia si trasforma in un urlo di riscatto. È il caso di Sibilla Aleramo, pseudonimo di Rina Faccio, che trova nella scrittura la forza di opporsi a un matrimonio soffocante e violento. Da quella esperienza nasce Una donna, testo fondamentale del femminismo italiano e punto di riferimento per generazioni di lettrici.
Ogni storia approfondita nel libro è una testimonianza di resilienza. La missione de La Setta dei Poeti Estinti appare oggi come
un atto di resistenza gentile: diffondere cultura per ricucire i lembi dell’anima.
Due percorsi uniti dalla passione per quella che potremmo definire la matematica dei sentimenti, con uno scopo preciso: diffondere speranza.
Non sorprende che il volume stia attirando l’attenzione di psichiatri e professionisti del benessere come proposta complementare per la cura di sé. Se la medicina interviene sul corpo, la poesia che salva agisce in profondità, come
un farmaco alternativo capace di dare significato alle ferite più nascoste e di restituire una direzione quando tutto sembra privo di senso.
Mara Sabia ed Emilio Fabio Torsello consegnano così ai lettori uno strumento prezioso per la salute mentale: la capacità di dare un nome al proprio caos. In un tempo che ci vuole sempre performanti e invulnerabili, scegliere di sostare tra le pagine della poesia può diventare un autentico atto di coraggio. In fondo, come suggeriva Primo Levi, la salvezza si trova spesso nell’altro, in una parola che ci raggiunge e ci ricorda che non siamo soli.
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