di Daniele Poto – Un film per un pubblico che abbraccia varie generazioni, consigliato dagli 8 anni in su, omonimo di una canzone sanremese di Mario Castelnuovo ormai smarrita nell’obsolescenza. Un titolo sul continente di cui si sa di meno. Una gradevole favola Disney senza la pretesa di impartire messaggi seriosi.
Oceania è la riproposizione di una versione del 2016 targata Disney, con personaggi centrali come l’esuberante semidio Maui e l’intrepida principessa polinesiana Vaiana. Poli lineari di una vicenda fantasy che emoziona anche se non entusiasma nel ricorso a evidenti e collaudati stereotipi.


Strizzando l’occhio al botteghino, scorrono immagini impressionanti e spettacolari del verde sgargiante dell’isola di Motu nui, come pure quelle di significativi momenti di navigazione.
I personaggi sono immersi in un’atmosfera magica e incantata, sorretta da frequenti intermezzi musicali interpretati dagli stessi protagonisti.
L’empatia tra i due attori contribuisce al moderato successo di critica. In particolare spicca la presenza del muscoloso Dwayne Johnson, che si pone al centro della vicenda con carisma e personalità.
La trama ha un fil rouge godibile: Vaiana è costretta a sfidare le tradizioni della propria tribù, avventurandosi nell’oceano per ricercare Maui, che con il suo amo magico ha rubato il cuore della dea, condannando il mondo a un destino di morte e trasformandolo in un luogo ormai morente e ridotto in cenere.
Dunque il film spende immagini per raccontare la pericolosa navigazione dell’eroina.
La fascinazione del film consiste soprattutto nell’illustrazione delle usanze polinesiane, un microcosmo assolutamente sconosciuto in Occidente.
Con continui riferimenti alla tradizione tribale e al mito degli antenati, emerge un patrimonio di conoscenze che la protagonista continuamente richiama nello sforzo di non perderle. La regia si muove senza guizzi nel racconto di questa avventura per grandi e piccoli, il cui plot è prevedibile ma che intriga per la forza delle immagini, assumendo i connotati di una visione significativa.
Un’opera che richiede abbandono e fiducia, abbandonando ogni riferimento all’attualità e al mondo reale. Del resto, la Disney raramente manca il bersaglio, facendo precedere ogni produzione da una sorta di prevedibilità commerciale che anticipa il probabile successo del film, riservato a una platea generalista che non tocca solo l’Oceania ma piuttosto tutti gli altri continenti.
Un remake funzionale che punta sul sicuro e investe anche sul talento emergente della giovane protagonista Catherine Laga’aia, appena 19 anni, ben diretta dalla mano esperta del regista Thomas Kail. Le creazioni digitali dei comprimari, in questo caso gli animali Heihei e Pua, il pollo e il maialino, contribuiscono al capitolo degli effetti speciali.


In fin dei conti, il film è la sublimazione di una disobbedienza rispetto al proprio popolo, l’accettazione del rischio di una pericolosa navigazione e la scelta del coraggio, sfidando l’ira del padre e la difficoltà del superamento della barriera corallina.
Con una storia del genere non c’è bisogno di spoilerare: potete immaginare tutti che il bene trionferà e l’happy end si prenderà il proscenio. Non è certo la conclusione che ci ha attirato nelle sale dove è proiettato Oceania. Dopo dieci anni, una continuazione di un buon investimento, senza escludere che ci possa essere una terza puntata.
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