La scelta di Erica, aiuto-regista: “mollo il cinema e vado in un ecovillaggio nel Missouri”

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di Maralis – Questa è la storia di una donna di 34 anni che ha fatto una scelta di vita decisamente contro corrente. Erica Gentile, originaria di Torino, di professione aiuto-regista, dopo una lunga gavetta romana, ad un passo dall’incarico che avrebbe potuto dar una svolta alla sua carriera, fa il grande salto. Capisce che la vita competitiva del cinema e delle fiction non le corrisponde. E decide di mollare tutto.

Si trasferisce a Dancing Rabbit, ecovillaggio nel Missouri, Stati Uniti, dove tuttora vive e lavora.

Questo posto ‘magico’, un ecovillaggio nelle campagne del Midwest (sorge su 280 acri di terreno), è il luogo nel quale sperimentare una inversione nei ruoli uomo-donna. Dove resettare le vecchie abitudiniApprendere nuovi percorsi fisici e mentali, in linea con i bisogni più autentici dell’anima.

10846239_10152501544217711_3460969346674962166_n«A Dancing Rabbit ho imparato a vivere secondo i ritmi della natura. Ho imparato a mangiare quello che la terra ci offre in ogni stagione. Ho imparato a mungere le capre e fare il formaggio –  racconta Erica a b-hop – A vivere consumando un po’ di meno, e riutilizzando di più. Ho imparato a guardarmi meno allo specchio e a vedermi bella quando lo faccio (e magari sono spettinata e senza trucco e arrossata dal sole)». 

«Ho imparato a riutilizzare i nostri escrementi per fertilizzare il suolo. A desiderare un po’ meno cose materiali e guardarmi più nel profondo».

In questo luogo dove si sperimenta una umanità di altro livello, anche le abitudini alimentari sono completamente diverse. Erica racconta che si «mangia quello che la terra offre, niente insalata in inverno ma tante zucche e patate. La carne di rado, quando uno degli animali viene “sacrificato” per noi, le banane e il cioccolato che arrivano da lontano solo per le occasioni speciali».

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A Dancing Rabbit si sperimenta il natural building (le costruzioni con materiali naturali) e l’alternative power  (sistemi per energie alternative), o il composting toilet.

Le decisioni sono prese col metodo del consenso, si ricerca la comunicazione non violenta, e si pratica il co-counseling.

Ma come è avvenuto per Erica questo delicato e decisivo passaggio dai set cinematografici di Roma alle campagne un po’ hippie di Dancing Rabbit? All’inizio in realtà, dice lei, «non avevo nessuna intenzione di trasferirmi negli Stati Uniti; avevo solo bisogno di una pausa».

Si trattava più che altro di staccare la spina. Di prendere la distanze da un mondo che cominciava a mostrare più di una crepa.

«Quello del cinema è ancora un ambiente piuttosto maschilista – argomenta lei – dove si tende in un certo modo ad approfittarsi dei giovani. Sono stata sottopagata o “sfruttata” in più di un’occasione. Molte volte ricevevo tanti complimenti per il lavoro, pochi soldi e tante promesse di essere chiamata per lavori successivi, ma non sempre succedeva».

14192037_1087809607921565_3333505325695599076_nSoprattutto, si trattava di un ambiente che anche nella migliore delle ipotesi tendeva ad offrire modelli di vita egotici che avrebbero messo in discussione un futuro di libertà reale.

«Quando guardavo la mia vita con un po’ di prospettiva, vedevo che stavo dedicando tutta me stessa a qualcosa che in fondo non aveva un gran significato».

Inoltre Erica sapeva che i film su cui lavorava «non avrebbero portato un impatto positivo nel mondo, né avrebbero fatto la differenza in nessun modo. Anzi, molte volte erano progetti in cui non riconoscevo i miei valori».

Addirittura, quel cinema che lei contribuiva a divulgare, spesso lanciava messaggi contrari alla sua etica. «A volte intravedevo nelle produzioni i meccanismi di potere, i soldi, la corruzione. Raramente mi capitava di lavorare su un film che poi guardavo al cinema e di cui mi sentivo orgogliosa. A forza di stare sui set, mi stavo trasformando in una persona che non ero».

Erica non sa ancora cosa cerca, ma nel 2014 decide di prendersi una vacanza e vola a  New York, per staccare la spina.

Da lì farà una lunga gita: prenderà il treno che la porterà per la prima volta in visita all’ecovillaggio di cui aveva sentito parlare e che offriva agli ospiti la chance di sperimentare la semplicità. E’ la “comunità intenzionale” Dancing Rabbit.erica4

«Lo avevo scovato su internet: i volti degli abitanti del villaggio sembravano più felici, più appagati – ricorda – Ero negli Stati Uniti e all’improvviso mi sembrava tutto più raggiungibile. Ho preso un aereo da New York a Chicago e poi un treno che per 7 ore si è addentrato nel Midwest, attraversando praterie su praterie e poco altro. Stazioni minuscole, paesini mezzi abbandonati, amish e mennoniti dagli abiti ottocenteschi e i soliti americani panzoni dall’aria un po’ depressa».

Dopo 1750 km di viaggio alla fine Erica raggiunge l’ecovillaggio.

«Quando sono scesa alla stazione, nel mezzo del nulla, ho trovato Alyssa ad aspettarmi. Per un’ora abbiamo attraversato altre praterie, sempre più lontano e mi sono finalmente rilassata. Alyssa era un’ostetrica specializzata in parti naturali, come me era arrivata a Dancing Rabbit con il sogno di una vita diversa, come me aveva partecipato al visitor program, una sorta di workshop».

Quello che vede le basta per decidere. Rimarrà alcuni giorni ancora al villaggio e poi, una volta ritornata in Italia, deciderà di far le valigie e di trasferirsi a Dancing Rabbit, dove conoscerà Stephen che adesso è suo marito. 

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«La vita all’ecovillaggio non è perfetta, nessuno di noi lo èci tiene a precisare – Stiamo sperimentando una vita più leggera sul pianeta, con meno spreco e meno consumi, ma abbiamo internet, beviamo il caffè, litighiamo e passiamo ore e ore seduti in riunione per prendere delle decisioni». 

«Non siamo lontani dal mondo, ne siamo parte come tutti gli altri. Per scelta, viviamo in un universo più piccolo, più semplice per certi versi…che richiede un po’ più di consapevolezza. Per scaldarci d’inverno ad esempio, dobbiamo spaccare la legna e alimentare il fuoco, per avere l’acqua abbiamo costruito delle cisterne di raccolta dell’acqua piovana, per mangiare i pomodori dobbiamo piantarli e così via».

Ma tutto questo contribuisce a rendere la vita più intensa e a farne apprezzare ogni movimento, ogni soffio. 

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Maralis

Maralis

Giornalista professionista, mi sono occupata di economia e finanza in passato. Ora scrivo di Medio Oriente, Africa, povertà. Io b-hop perché «ho voglia di raccontare la forza, l'energia e il riscatto. La sana ribellione di chi ogni volta rinasce. E fa più bello il mondo».
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