A Roma una mostra sul costumista Piero Tosi, icona della storia del cinema

(di Filippo Bocci)Piero Tosi: costumista, insegnante. Il Palazzo delle Esposizioni a Roma celebra questo grande professionista, che è di diritto un’icona della storia del nostro cinema.

Tosi è stato il fidato collaboratore dei più grandi registi, mostri sacri come Visconti, Fellini, De Sica, Pasolini, Ferreri, Zeffirelli, e Mauro Bolognini, forse con quest’ultimo il sodalizio più importante. C’è la firma di Tosi su Bellissima, Senso, Il Gattopardo, Rocco e i suoi fratelli, La donna scimmia, Ieri, oggi, domani, La caduta degli Dei, Medea, Metello, Ludwig, e solo per citare i film più famosi.

Costume per La Traviata, regia di Franco Zeffirelli. 1983, Nomination all’Oscar

La mostra romana, intitolata Piero Tosi Esercizi sulla bellezza, esalta le sue capacità di docente al Centro Sperimentale di Cinematografia dove il Maestro – classe 1927 – ha insegnato per ventotto anni, dal 1988 al 2016. Aver scoperto questo suo talento in tarda età gli aveva lasciato qualche rimpianto:

“Se l’avessi immaginato prima non avrei mai fatto il costumista, avrei fatto l’insegnante”.

Personaggio sui generis Tosi, con una attrazione fatale per il cinema, mai contento fino in fondo di sé stesso, sempre pronto a cambiare, costantemente guidato dalla scintilla creativa del suo lavoro, eppure “irredimibile pigro”, tanto che l’Oscar alla carriera, tributatogli nel 2014, fu ritirato per lui da Claudia Cardinale:

“Né i premi né l’apparire mi hanno mai particolarmente entusiasmato”

confida in un’intervista a Malcom Pagani e Fabrizio Corallo, compresa nel catalogo della mostra.

Uomo geniale, dalla grande architettura complessiva, Tosi prevede, con il calcolo di un giocatore di scacchi, il prodotto già finito, immagina che il costume reagirà sul fisico dell’attore come una seconda pelle, inventa le acconciature in modo da valorizzare al massimo le espressioni dei volti.

Estrema, scientifica è la sua cura del dettaglio, la sapiente manualità, vorremmo dire quasi una “responsabilità della fisicità” nella creazione di un costume, nell’essere parte integrante e imprescindibile del risultato cinematografico.

La sua storia dice che ha sempre messo cultura e conoscenze al servizio della professione, un vero artista in grado di contestualizzare e giustificare le sue scelte, e tuttavia portato a metterle in discussione, a cercare la soluzione alternativa, un “oltre” sempre migliore.

L’esposizione è incentrata sui costumi realizzati nei seminari insieme ai suoi studenti, con diverse ambientazioni temporali, da ammirare per bellezza, originalità e precisione della fattura.

Sono presenti anche numerosi ed esaustivi documenti visivi che raccontano l’artista e ancor più il docente, e ce lo mostrano principalmente nella sua costante rassicurante presenza a fianco e perfino al posto dei suoi allievi, con la curiosità fiduciosa del bambino che apprende:

“Da docente – dice Tosi a Pagani e Corallo – ho scoperto una felicità mai provata nel mio lavoro di costumista. A insegnare si impara, anche fosse soltanto per una persona.”

Con lo stesso biglietto si può vedere, per la gioia soprattutto dei più piccoli, la mostra Pixar. 30 anni di animazione. Da non perdere lo Zootropio, dispositivo di intrattenimento della fine dell’800, con una sequenza di immagini che ruota all’interno di un cilindro dando l’illusione del movimento, e anche l’installazione Artscape, ideata appositamente per la mostra, dove i disegni prendono vita per lo spettatore esattamente come per i creatori dell’animazione.

Entrambe le esposizioni sono godibili fino al 20 gennaio del prossimo anno.

Filippo Bocci

Filippo Bocci

Laurea in Lettere, curiosissimo di tutto ma esperto di niente, cialtrone il giusto. Coltivo particolari feticci come la bacchetta di Leonard Bernstein, gli occhi di Bette Davis, il sorriso di Jack Lemmon. Scrivo su b-hop perché “le parole sono importanti (by Michele Apicella/Nanni Moretti). E se le usi per parlare di Bellezza fanno bene”.
Filippo Bocci

Filippo Bocci

Laurea in Lettere, curiosissimo di tutto ma esperto di niente, cialtrone il giusto. Coltivo particolari feticci come la bacchetta di Leonard Bernstein, gli occhi di Bette Davis, il sorriso di Jack Lemmon. Scrivo su b-hop perché “le parole sono importanti (by Michele Apicella/Nanni Moretti). E se le usi per parlare di Bellezza fanno bene”.