Rebirthing: il respiro circolare che regala benessere e nuova consapevolezza

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(di Maralis) – Le premesse del Rebirthing, letteralmente ‘rinascita’, sono affascinanti. Leonard Orr, psicologo americano appassionato di filosofia indiana, è il fondatore della pratica nata agli albori degli anni Settanta. Lui ci arriva dopo aver sperimentato su di sé gli effetti sconvolgenti del respiro circolare durante un’immersione in acqua calda.

«Il Rebirthing è una celebrazione della vita attraverso il respiro, un percorso progressivo di amore, sicurezza e fiducia in se stessi e negli altri», spiega a b-hop  Beatriz Santos, Rebirther internazionale e allieva di Orr. 

Beatriz Santos

Beatriz Santos

Si tratta di una vera e propria rinascita percettiva, dice. Ma come ci si arriva?

A Roma e in Italia sono moltissimi i centri che praticano Rebirthing. Per scoprirlo andiamo a seguire un seminario di Beatriz a Roma al Centro olistico “Corpo e Psiche”. Durante le due giornate ripercorreremo lo «scenario di nascita», capiremo qualcosa in più dei nostri schemi mentali, respireremo per «riconsiderare gli automatismi acquisiti nel momento in cui siamo venuti al mondo».

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Ed infine «sceglieremo consapevolmente quello che ci conviene di più oggi»,  dice Beatriz. 

La pratica consiste nel «fare pulizia di tutto ciò che non ci serve», per sentire come «limitiamo il nostro godimento della vita». E in tal modo impariamo di nuovo ad essere felici.

Le parole chiave in effetti sono «felicità, responsabilità, autorità, fiducia».

Il punto è che per tutta la vita «tentiamo di ripetere quello che abbiamo ritenuto “sicuro” dopo i primissimi istanti della nostra esistenza – spiega – La nascita è come un’impronta, una griglia di sopravvivenza». Che però alla lunga può diventare pesantissima.

«Invece, attraverso la consapevolezza, possiamo scoprire che abbiamo delle alternative».

Al seminario partecipano una decina di persone tutte desiderose di mettersi a nudo. Si inizia con una introduzione teorica, poi si va subito al sodo.

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Il respiro è preceduto e seguito da un’interazione dialogata che dura ore. 

Separazioni, amori impossibili, frustrazione professionale, paura della perdita, difficoltà relazionali: ognuno racconta ciò che lo turba di più e confida il nodo esistenziale che vuole sciogliere.

Il bello è che i nostri “drammi” personali ricorrenti appaiono perfettamente coerenti con lo scenario di nascita.

Il denominatore comune per chi segue il Rebirthing è «andare avanti in modo sicuro, senza soffrire né morire». 

Beatriz usa diverse tecniche di decodifica emozionale, metodo che ha messo a punto in 25 anni di attività. Si è formata nell’ambito della psicologia, da Madrid è arrivata negli Stati Uniti e poi nel 1990 a Parigi dove è diventata animatrice di Loving Relationships Training

A metà del percorso – dopo aver ascoltato, parlato, capito – arriviamo finalmente alla sessione di respirazione: per 45 minuti, le persone distese su tappetini iniziano una respirazione circolare, connessa e consapevole.

La sala appare quasi silenziosa. Il respiro è lieve ed impercettibile. A poco a poco, insistendo con la respirazione circolare e continua, anche quando si ha voglia di interrompere, accade «ciò che deve accadere».

Irrompe un pianto, una risata, una visione del passato, un’immagine sorprendente.

«E’ un flusso non controllato d’energia – ci spiega Beatriz – respirando senza interruzione non faccio altro che verificare che sono libero e capace d’andare sempre avanti».

So che posso sentirmi al sicuro inoltrandomi in territori sconosciuti.

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«Il rinnovamento della percezione avviene in questo lasso di tempo dilatato. Viviamo come respiriamo, quindi, respirare con maggior apertura, con più convinzione, più sicurezza o leggerezza significa di conseguenza vivere meglio», svela lei.

Il Rebirthing aiuta a sviluppare quell’intelligenza emozionale che di solito ci manca.

«Io adoro l’intelligenza razionale – confida – ma sviluppare anche quella emozionale è estasi pura!».

Maralis

Maralis

Giornalista professionista, mi sono occupata di economia e finanza in passato. Ora scrivo di Medio Oriente, Africa, povertà. Io b-hop perché «ho voglia di raccontare la forza, l'energia e il riscatto. La sana ribellione di chi ogni volta rinasce. E fa più bello il mondo».
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