A Roma il Museo Boncompagni Ludovisi, una chicca per gli amanti di arti decorative e moda

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(di Patrizia Caiffa) – A Roma c’è un piccolo museo, sconosciuto ai più, che è una vera chicca per gli amanti delle arti decorative, la moda e il costume del XIX e XX secolo. Si tratta del Museo Boncompagni Ludovisi (in via Boncompagni, 18) nell’omonimo villino Boncompagni, una donazione allo Stato italiano fatta dalla nobildonna di origini svedesi Alice Blanceflor de Bildt, moglie del principe Andrea Boncompagni, nel 1970, a patto che fosse adibito a “scopi artistico-culturali di pubblica utilità” e fruiti da romani e turisti in maniera totalmente gratuita. Ora è gestito dal Polo museale del Lazio.

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Alla morte della nobildonna, nel 1972, il villino è stato preso in consegna e restaurato dal Ministero per i beni culturali e ambientali e dal 1995 è diventato un bellissimo museo, dove è possibile sorprendersi di fronte a capolavori e autori celebri inaspettati, tra cui Duilio Cambellotti, Giacomo Balla, Giorgio De Chirico, Alfredo Biagini, Ernesto Basile, Vittorio Grassi, Camillo Innocenti, Felice Carena.

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Il villino Boncompagni è stato progettato nel 1901 dall’ingegnere Giovanni Battista Giovenale (1849-1934) su incarico del principe Luigi Boncompagni Ludovisi.

E’ uno splendido esempio dell’architettura definita “barocchetto romano” di inizio ‘900, con elementi di stile Liberty.

In questa zona, tra Porta Pinciana e Porta Salaria e non lontana da via Veneto, un tempo c’erano parchi e ville nobiliari, una grande cintura verde intorno al centro storico di Roma. Verso la fine del XIX secolo la famiglia Boncompagni Ludovisi decise di sacrificare la precedente Villa Ludovisia per realizzare un nuovo quartiere di villini mono-familiari (tra cui il villino Boncompagni), alberghi di lusso e complessi religiosi.

Nel villino abitò un ramo della famiglia nobiliare: un piano seminterrato per la cucina, la lavanderia e gli alloggi della servitù; un piano rialzato o piano nobile di rappresentanza; un mezzanino adibito a guardaroba e stireria e un primo piano destinato alla zona notte.

All’ingresso vi accoglieranno gentili e disponibili volontari del Touring club italiano, che insieme al personale del museo saranno entusiasti di accompagnarvi in questo speciale viaggio.

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Salone delle Vedute

Nel piano nobile spicca un magnifico Salone delle Vedute con affreschi trompe l’oeil che raffigurano proprio la perduta Villa Ludovisia e il paesaggio bucolico circostante.  Qui c’è un ritratto giovanile dell’affascinante Alice Blanceflor de Bildt, che dopo la morte del principe Andrea si risposò con l’avvocato Adolfo Gancia.

Bell20171202_173541issima anche la Galleria degli Arazzi con arazzi del XVII secolo di manifattura fiamminga, il Salotto decorato con pareti orientaleggianti con rami d’albero e uccelli variopinti e una fastosa culla per neonati al centro.

Al primo piano è ancora intatta una sala da bagno anni ’30 rivestita con marmi pregiati e nelle sale successive sono esposti i quadri più famosi e una spettacolare vetrata di Duilio Cambellotti, lo stesso artista che ha ornato la Casina delle civette di Villa Torlonia e del quale ritroviamo qui anche bellissimi vasi.

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Nelle vetrine sono custoditi oggetti d’arte decorativa, accessori di moda, vasi e suppellettili pregiate, mentre nelle sale sono ancora esposti molti arredi originali di squisita fattura: poltrone, sedie, consolle, secretaire.

20171202_164403La ciliegina sulla torta, soprattutto per il pubblico femminile, è data dai tanti abiti di stilisti celebri e di importanti sartorie che lungo l’itinerario del museo illustrano l’evoluzione della moda italiana sul finire del XIX secolo fino agli ultimi decenni del Novecento, con le collezioni di alta moda delle più famose maison romane: Fausto Sarli, Fernanda Gattinoni, Angelo Litrico e poi Valentino, Raffaela Curiel, Marella Ferrero, Lorenzo Riva e Renato Balestra.

Una sala è poi interamente dedicata a Palma Bucarelli, l’elegante direttrice della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma dal 1944 al 1975 che ha donato molti suoi abiti al museo. Altre donazioni sono state fatte dalla giornalista di moda Maria Vittoria Alfonsi Caruso e dalla scrittrice e giornalista Nicoletta Pietravalle.

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Abiti donati da Palma Bucarelli

Orari: da martedì a domenica, ore 9.30-19 (ultimo ingresso ore 18); ingresso libero.

Pagina Facebook e info: +39 06 42824074

photocredits: P.Caiffa

 

 

Patrizia Caiffa

Patrizia Caiffa

Giornalista professionista, scrittrice, sempre in viaggio nei vari Sud del mondo e curiosa di nuove avventure, dentro e fuori di me. Io b-hop perché amo cantare con le parole per esprimere bellezza e dare voce contro le ingiustizie che coinvolgono popoli e migranti.
Patrizia Caiffa
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