Maldive: stato di emergenza ma turisti al sicuro. Nell’isola di Feridhoo un paradiso autentico

(reportage di Patrizia Caiffa) – Feridhoo, alle Maldive, è l’isola che non c’è. E’ alla portata di tutti, o quasi, se si ha la possibilità di risparmiare per farsi un dono bello e speciale. Un’isola aperta al turismo solo da due/tre anni, dove i viaggiatori possono assaporare piccoli dettagli della vita autentica dei maldiviani e allo stesso tempo godere di ciò che tutti vanno a cercare da quelle parti: sole, acque azzurre e cristalline, spiagge bianche e palme da cartolina, pesci tropicali e coralli, relax, immersione totale nella natura e nei suoi ritmi marini. Senza fare finta di non accorgersi di quanto sta accadendo nella vita sociale e politica di un Paese e dei suoi abitanti.

Feridhoo è un isoletta larga 500 metri e lunga 1 km nell’atollo di Alif Alif (che noi traduciamo Ari Atoll), a ovest, circondata dalla barriera corallina come tante delle 1000 isole che compongono l’arcipelago delle Maldive, 400.000 abitanti che ne popolano un centinaio.

Una Repubblica democratica ma che di fatto non lo è, visto che il suo attuale presidente Abdala Yameen il 6 febbraio ha creato quello che i giornali occidentali hanno definito con strepito  “il caos in paradiso”, tanto che le prenotazioni turistiche sono crollate del 20/30%. Yameen ha deciso di fare un colpo di mano e mettere in carcere due giudici della Corte suprema di giustizia, che gli avevano intimato, a rigor di legge, di scarcerare alcuni politici – tra i quali l’ex presidente Mohammed Nasheed, in esilio dal 2016 in Gran Bretagna – perché i loro processi “erano stati influenzati dal governo”. In arresto anche l’ex presidente Maumoon Abdul Gayoom, che aveva governato le Maldive per 30 anni e poi divenuto leader dell’opposizione. 

Durante i primi 15 giorni del decretato stato d’emergenza, esteso poi – se non vi saranno novità – fino al 22 marzo, il governo si è premunito subito di far circolare un comunicato in cui assicurava la normalità dei servizi per i turisti. 

Così nei giorni di febbraio 2018 il clima era teso nella capitale Malé, con grandi manifestazioni organizzate dall’opposizione, polizia che interveniva usando spray al peperoncino perfino sui giornalisti e la gente attaccata alle televisioni a seguire lo svolgersi degli eventi, in pieno stato di emergenza. Quest’anno a settembre/ottobre sono previste le elezioni, e la moglie del presidente già gira per le isole – secondo una vox populi – per comprare voti a suon di dollari senza nemmeno cercare di nasconderlo.

Di fatto alle Maldive pochissime famiglie si spartiscono potere, interessi e denaro e alla popolazione non restano che briciole. Quando invece, con milioni di turisti l’anno, potrebbe vivere molto meglio. Il paradiso fa gola a molti e tutti se lo contendono – soprattutto India, Cina, Usa – sia per il business del turismo, sia per la posizione strategica nell’oceano Indiano, tra Indonesia e Malesia a est e i Paesi del Corno d’Africa a ovest.

Rigorosamente musulmana, la Repubblica delle Maldive, con i suoi cupi chador e le leggi estremamente restrittive sulla circolazione di alcool e droga, appare come un Eden di cui i suoi abitanti spesso non possono godere fino in fondo. Sembra che per motivi culturali e religiosi – e perché spesso non hanno visto altro se non palme e mare -, non siano pienamente consapevoli che, per il resto del mondo, la loro terra è quanto di più vicino si possa concepire ad una idea di paradiso. Si conferma così la relatività del concetto di bellezza.

Appena si sbarca all’aeroporto di Ulhumale, l’isola a ridosso della capitale, tutti si distribuiscono nei vari resort dalle 5 stelle in giù o nelle più abbordabili guest house. Appena usciti dall’aeroporto, anziché i taxi e il cemento, ad accoglierti ci sono le barche e il mare cristallino.

Si arriva a Feridhoo salendo su tre imbarcazioni diverse e solcando le onde per un paio d’ore a grande velocità e molti sussulti. 

Non ci vuole molto ad accorgersi che il gioco è valso la candela: la fatica di levatacce, lunghe tratte aeree, aeroporti e barche si dilegua appena gli occhi si inebriano dei celesti e azzurri assoluti del mare e del cielo. Il corpo si immerge in quel mondo sommerso e magico di pesci angelo, pesci pagliaccio, tartarughe, squali grigi, murene, coralli e anemoni, conchiglie e granchi, tra nuove scoperte e colori, aironi, merli indiani e gabbianelle in volo.

Nel porto di Feridhoo gli uomini si divertono a pescare pesci piccoli e argentati, o dal molo con la lenza o secondo la nuova invenzione creativa, immersi a mollo come se fossero seduti su una sedia tra due bidoni vuoti di carburante.

I suoi pochi abitanti – 600/700 ufficialmente ma di fatto circa 400 perché molti vivono e lavorano nei resort di lusso – ciondolano per l’ordinato reticolo delle vie del paesino e abitano in case grigie e squadrate, spesso dimesse. Le più antiche sono costruite in mattoncini di corallo, con giardini poco curati e piante fiorite in vasi approssimativi; le più nuove, spesso adibite a guest house, sono spennellate di verde o viola fin troppo vivaci, con arredamenti interni a volte un po’ kitsch.

Si possono trovare sistemazioni economiche per dormire e mangiare, con tutti i pro e i contro di una gestione locale che non ha ancora molta dimestichezza con il turismo e i gusti forse troppo esigenti (ai loro occhi) degli occidentali.

Per chi non se la sente di sperimentare fino in fondo la vita maldiviana il fiore all’occhiello dell’isola è Villa Rosa, una nuova guest house aperta 10 mesi fa e gestita da una coppia di veneti, entrambi di Lignano Sabbiadoro. I primi stranieri sull’isola.

E’ il sogno di Claudio Lovato, lupo di mare che ha scoperto le Maldive quando erano ancora intatte, nel 1979, e da allora è tornato lì più volte per lavorare come istruttore subacqueo, alternando questa attività alla compravendita di barche. Ora ha deciso di passarci più tempo possibile, e insieme alla compagna Michela Zampieron, ha intrapreso questa nuova avventura.

Il suo amore per il mare lo ha condotto, quasi per caso, a Feridhoo, dove per un anno e mezzo si è rimboccato le maniche per ristrutturare un antico edificio in corallo e creare una bellissima guest house easy chic dal clima familiare, con cinque stanze, arredi balinesi o cingalesi e suppellettili di classe. Ora Claudio gestisce le prenotazioni, gli arrivi e le partenze e il diving, facendosi aiutare da Paolo, di Rovigo, per immersioni e snorkeling.

L’arte dell’accoglienza è invece il compito di Michela: elegante e flessuosa si aggira per il giardino di sabbia e nelle sale prendendosi cura degli ospiti. Decide gli ottimi menù per chi sceglie la mezza pensione o la pensione completa, con la collaborazione di una eccellente cuoca e di una deliziosa cameriera, tutte maldiviane.

Le giornate scorrono veloci tra la vita di spiaggia e i tesori sommersi del mare. I pochi negozietti di alimentari e souvenir sono aperti a ore insolite, anche in notturna fino alle 22, perché qui la vita è scandita dal dolce e delicato canto dei muezzin nelle diverse ore del giorno. Solo l’unico, spartano, ristorantino di Feridhoo, è aperto sempre, 365 giorni l’anno, tranne il venerdì nelle ore di preghiera e nei giorni assolati e digiuni del Ramadan.

Albe e tramonti si rincorrono in un eterno presente. Da provare se possibile, almeno una volta nella vita, come un profano e rigenerante pellegrinaggio alla Mecca.

foto: P.Caiffa

Patrizia Caiffa

Patrizia Caiffa

Giornalista professionista, scrittrice, sempre in viaggio nei vari Sud del mondo e curiosa di nuove avventure, dentro e fuori di me. Io b-hop perché amo cantare con le parole per esprimere bellezza e dare voce contro le ingiustizie che coinvolgono popoli e migranti.
Patrizia Caiffa
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Giornalista professionista, scrittrice, sempre in viaggio nei vari Sud del mondo e curiosa di nuove avventure, dentro e fuori di me. Io b-hop perché amo cantare con le parole per esprimere bellezza e dare voce contro le ingiustizie che coinvolgono popoli e migranti.