Impazza in Italia un nuovo gioco: le “Escape room”, chiusi in stanza per cercare di uscire

la-fi-escape-room-boom-20160417
Share

In concomitanza con il delirio collettivo per i “#PokémonGo”, il video gioco per smartphone che porta schiere di giocatori a catturare mostriciattoli virtuali in luoghi reali, in Italia sta diventando un boom, con oltre 750 mila clienti e un fatturato di 10 milioni di euro in costante crescita, un nuovo divertimento, che arriva anche questo – chissà com’è – dagli Stati Uniti, dalla Silicon Valley in California, per la precisione:  sono le “Escape Room” o “Escape Game”, ossia stanze allestite secondo le atmosfere di film, videogiochi, libri, periodi storici. In pratica si rimane chiusi in una stanza, di solito in un gruppo da 2 a 6 persone (pagando una media di 10/15 euro a testa), senza finestre e con la porta serrata. Lo scopo del real game è risolvere sfide ed enigmi entro un tempo prestabilito, in genere un’ora.

Tra le ambientazioni, dalla stanza dell’investigatore privato per vivere in un thriller ad una casa stregata abitata da spiriti inquieti. A Roma si può sperimentare “Pandemia”, vivendo la paura di un virus dell’oblìo che rischia di cancellare la razza umana. A Treviso si può provare l’orribile sensazione di essere rinchiusi in un bunker nemico, come spie straniere che hanno il compito di rubare informazioni riservate.

escape1

Nel Bel Paese  – secondo le stime di Fugacemente.it, un franchising che promuove il gioco in Italia) sono già attivi più di 100 Escape Game ed altri 50 sono in programma nei prossimi mesi, con oltre 1000 addetti a vario titolo. “Escape room” sono già in funzione anche a Castellammare di Stabia, Avellino, Milano, Torino, Cagliari, Trieste, Padova, persino in una roulotte a Riccione.

“Si tratta di un business semplice, che non richiede particolari capacità tecniche per la sua gestione – spiega Riccardo Zerbo, amministratore di Escape Land, società promotrice di Fugacemente -. Affiliandosi a noi l’imprenditore ha tutto chiavi in mano: una volta identificata la sede, deve solo scegliere gli ‘scenari’ più adatti ed un mese dopo potrà avviare l’attività”.

Secondo i promotori un aspetto interessante “è che si gioca in squadra, occorre collaborare per risolvere gli enigmi ed uscire dalla stanza vincitori”. Tanto che in molti casi gli scenari di gioco sono utilizzati anche da aziende per fare formazione ai propri dipendenti e manager, “sviluppando lo spirito di squadra, di iniziativa e collaborazione”.

Gli aspetti positivi certo non mancano: oltre al divertimento in sé, la possibilità di sviluppare l’intuito, la prontezza di riflessi, la cooperazione, la conoscenza di epoche storiche o atmosfere letteraria. E l’opportunità di creare business e posti di lavoro.

I commenti dei giocatori o gli slogan dei gestori delle sale rivelano però qualcosa in più: “Un’ora per uscire dalla noia e dalla monotonia di giornate sempre uguali”; “Adrenalina assicurata”; “E’ una esperienza molto eccitante, come essere catapultati in prima persona in un film o un’avventura grafica”; “Qui c’è azione vera, condivisione e divertimento”.

E’ facile immaginare quanto un gioco di ruolo così avvincente possa coinvolgere i ragazzi, soprattutto i più giovani. Cosa fare, nel tempo libero, nella (quasi) spensierata età della giovinezza, se non divertirsi spassionatamente come se il tempo fosse un enorme luna park? Pare inoltre che sia destinato principalmente agli appassionati di enigmistica e gialli.

live-escape-game-1155620_960_720

Senza volontà di giudizio moralistico – l’idea è comunque brillante e consona ai tempi che viviamo – sorprende la sempre più avvenuta fusione tra finzione e realtà.

Da questi nuovi modi di giocare sorgono alcuni interrogativi generali, come spunto di riflessione:

– Per quale motivo, in una società povera di tempo, c’è bisogno di “liberarsi dalla noia” fuggendo verso mondi finti, anzichè verso avventure reali, viaggi in terre lontane, che stimolino l’audacia e la creatività e producano vera esperienza e conoscenza?

Perché il business dell’entertainement made in Usa spinge sempre l’acceleratore su ciò che favorisce la creazione di situazioni dove si vive un clima di paura, tensione, orrore, violenza?

– Riusciranno, le generazioni future, a non scambiare lucciole per lanterne, nel quotidiano confronto con questa meravigliosa e unica esperienza che è la vita?  Ad assaporarne le emozioni, le sensazioni, i sentimenti, la poesia, le sfumature vere?

Che ne pensate?

P.S. Ovviamente facciamo nostro l’appello provocatorio dei bambini siriani: invece dei “Pokémon Go salvate noi”. Vale a dire: non sprecate tempo prezioso della vostra vita in cose inutili, guardate la realtà in faccia, anche se a volte è dura, cercate di comprenderla e fate qualcosa per cambiarla e costruire qualcosa di buono, anche se solo nel vostro piccolo.

Patrizia Caiffa

Patrizia Caiffa

Giornalista professionista, scrittrice, sempre in viaggio nei vari Sud del mondo e curiosa di nuove avventure, dentro e fuori di me. Io b-hop perché amo cantare con le parole per esprimere bellezza e dare voce contro le ingiustizie che coinvolgono popoli e migranti.
Patrizia Caiffa
Share
  • LeccEscape Escape Room

    Penso che per poter parlare con cognizione di causa di qualcosa, bisognerebbe provarla in prima persona. Nelle escape room non si vivono situazioni con: “clima di paura, tensione, orrore, violenza”. L’adrenalina è data dallo scorrere del tempo e dagli enigmi da risolvere. E’ un gioco intelligente, che stimola a lavorare insieme su un obiettivo e a far lavorare il cervello. E a volte serve per calarsi in aspetti particolari di una città. Non tutte le escape room sono in franchising e ambientate nelle solite prigioni, manicomi e simili. A Salisbury ho giocato in una bellissima stanza che parlava della magna carta e di stonehenge, noi a Lecce proponiamo una stanza che riporta ai tempi delle “tarantate”. Insomma, le escape room oltre che divertenti possono anche essere istruttive… http://www.live-escape.room.it

    • Patrizia Caiffa

      Grazie per il suo commento, capisco che per la sua attività imprenditoriale ha tutto l’interesse a parlarne solo in termini positivi. L’articolo non voleva essere una demonizzazione e non credo lo sia perché vengono evidenziati anche gli aspetti costruttivi di cui lei parla. Era solo un invito pacato ad una riflessione più ampia sul rapporto tra virtuale e reale. E’ vero che ogni esperienza bisogna provarla ma è vero anche che ogni escape room, da quanto dicono le descrizioni ufficiali, è diversa dall’altra. Se poi sperimentare il rischio di una pandemia o di essere rinchiusi in un bunker nemico per qualcuno non significa “clima di paura, tensione…” allora c’è da preoccuparsi. Mi auguro con lei, quindi, che diventino tutte esperienze istruttive.

      • LeccEscape Escape Room

        E’ vero che i temi delle escape room tendono quasi sempre al thriller/horror. Ma una cosa è il tema e un’altra è l’esperienza. Per dire, se gioco a un flipper in tema “zombie” non provo paura né tensione. Sono d’accordo con lei che le ambientazioni oscure, misteriose, in qualche modo minacciose risultino più affascinanti. Noi vediamo che i giocatori sono inizialmente molto colpiti dall’ambientazione, ma quando entrano nel meccanismo del gioco pongono il tema in secondo piano e sono rapiti dal divertimento. D’altronde, è un discorso con implicazioni molto più estese. I romanzi thriller vendono molto molto ma molto di più della narrativa non di genere, al punto che tanti scrittori sono costretti a mascherare da thriller le proprie storie, in modo da poter coniugare l’esigenza di raccontare la storia che hanno in mente con quella (indispensabile) di vendere. Basti guardare i cataloghi delle case editrici (ma il discorso vale anche per film e videogiochi, parlo dei libri ancora una volta per esperienza personale) per notare la disparità di opere proposte (in termini meramente quantitativi) che siano in qualche modo thrilling e storie di altro genere o non di genere. Ci piace provare il brivido dell’ignoto e della paura in una situazione priva di rischi, perché la paura in una situazione simulata è intrigante, la paura nella vita vera, invece… beh, fa paura.

        • Patrizia Caiffa

          purtroppo sono d’accordo su tutto. questo è il motivo per cui mi facevo delle domande…