Babywearing: così Francesca insegna a portare i bimbi in fascia (e si reinventa)

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di Patrizia Caiffa – Lei si chiama Francesca Praga, in arte “Gina Barilla”. Ha 38 anni e vive in provincia di Milano. Prima di diventare mamma di tre splendidi bambini di 6, 4 e 1 anno (due maschi e una femmina), Francesca era infermiera in un reparto di terapia intensiva, come il marito. Ma come spesso accade in Italia, conciliare tripla maternità e lavoro, specie se con turni notturni, è una corsa ad ostacoli che costringe le donne a pesanti rinunce professionali. E’ riuscita a trovare una terza strada: oggi insegna alle mamme ad usare la fascia (il “babywearing”) e altri supporti ergonomici per portare i bimbi. E gestisce il suo blog “Gina Barilla“.

22882148_10214623093960140_736436108_oGina Barilla è un alter ego affettuoso che le ha dato il marito: rappresenta una mamma un po’ svampita. Che ad esempio commette ogni tanto delle “barillate”. “Uscire dal bar senza pagare il caffè perché mi distraggo e tornare dopo due ore a pagarlo. Portare i soldi della gita il giorno sbagliato, invertire figli e impegni…”, racconta a b-hop.

Tre anni fa Francesca fonda insieme ad altre mamme e professioniste l’associazione “Genitoriamo” che si occupa di genitorialità. Promuovono diversi progetti rivolti a famiglie con bimbi da 0 a 6 anni, tra cui il portare in fascia e l’avvicinamento alla lettura in età prescolare.

Una nuova ripartenza dopo aver lasciato il lavoro di infermiera. 

“Al rientro dalla prima maternità sono andata avanti a fare i turni diurni con non poco malcontento dell’azienda – ricorda –. Al rientro dalla seconda maternità mi hanno negato il part time e offerto solo la possibilità di fare turni. Avendo già un marito turnista ho preso aspettativa e ho provato a lavorare sul territorio come infermiera domiciliare. Poi sono rimasta incinta della mia terza bimba e ho accantonato anche quel lavoro, che non mi lasciava la flessibilità necessaria per stare dietro a tutto e tutti”.

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Francesca non si è persa d’animo e le è venuto in mente di insegnare qualcosa di utile alle altre mamme, qualcosa che già faceva parte della sua esperienza quotidiana: portare i bambini con fasce simili a quelle che usano le donne in Africa, in America Latina, in alternativa ai consueti passeggini. Una consuetudine che ha numerosi vantaggi, sia fisici, sia emotivi.

“La fascia è più comoda – spiega -, si evita il mal di schiena, consente più facilità di movimento. Ma soprattutto la vicinanza e il contatto migliorano la relazione mamma-bambino e l’attaccamento primario”.

La diffusione delle informazioni attraverso i social media è stato un aiuto in più. Aumentano infatti le mamme che chiedono di partecipare ai corsi proposti dall’associazione. Anche se il “fai da te” rimane ancora abbastanza gettonato.

22906398_10214623093800136_1124294119_oFrancesca ha un po’ nostalgia dei suoi giorni da infermiera, anche perché, con un marito che fa lo stesso lavoro, la terapia intensiva entra costantemente in casa attraverso i racconti.

“Ma quel lavoro sarebbe inconciliabile con la mia vita da mamma e con le esigenze dei bambini: credo che almeno uno dei due genitori debba essere percepito dai bambini come un punto fermo su cui contare. Per loro è difficile comprendere quando c’è il papà e perché vada via o arrivi sempre ad orari diversi”.

E rimane un sogno professionale riposto nel cassetto: fare l’infermiere sui mezzi di soccorso avanzato (automatica ed elisoccorso), che però richiede tante ore di studio, preparazione ed energie. “Ma va bene così – sottolinea -. Per loro ci sono sempre (o quasi). A parte alcuni appuntamenti fissi della settimana, il resto dell’agenda me la programmo a seconda dei loro bisogni”.

Il vantaggio di essersi inventata una nuova attività supera dunque, di gran lunga, tutta la nostalgia.  Francesca ama la flessibilità che le consente di stare con i figli, “anche se a volte vuol dire lavorare fino a mezzanotte, dopo averli messi a letto o alzarmi alle 6 per finire un lavoro”. E la creatività che inevitabilmente questa rivoluzione porta.

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Ciò che le piace di più di questa vita è aver conciliato i suoi bisogni con quelli dei figli. “Penso sempre che un domani, se qualcuno mi ricorderà, non sarà perché sono stata una brava lavoratrice, ma una brava mamma. Anche se non sono tagliata per fare la mamma a tempo pieno: ho bisogno di sentire la nostalgia dei miei figli per amarli fino in fondo”.

“Alla fine è una rinascita positiva la mia e ne sono fiera. Potevo arrendermi e fare la vita che fanno tanti, ma non sarei stata felice”.

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Patrizia Caiffa

Patrizia Caiffa

Giornalista professionista, scrittrice, sempre in viaggio nei vari Sud del mondo e curiosa di nuove avventure, dentro e fuori di me. Io b-hop perché amo cantare con le parole per esprimere bellezza e dare voce contro le ingiustizie che coinvolgono popoli e migranti.
Patrizia Caiffa
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