Libri: Marco Damilano e “Un atomo di verità” su Aldo Moro

(di Filippo Bocci) – Fiumi di inchiostro sono stati versati su Aldo Moro e su quei 55 giorni del 1978 che cambiarono per sempre il nostro Paese. Marco Damilano con Un atomo di verità (Feltrinelli, 270 pagine, 18 euro) sceglie, a quarant’anni di distanza dall’assassinio, di raccontare l’uomo a tutto tondo, senza scindere il Presidente della Democrazia Cristiana e la vittima dei terroristi, l’uomo politico e il prigioniero delle Brigate Rosse.

E lo fa mediante una scrittura quasi di evocazione, che lavora per analogie e contrasti. Il principio è quello di ricordare Moro attraverso luoghi e momenti del suo vissuto, ma anche situazioni e contesti politici e culturali che suggeriscano collegamenti tra le vicende e che consentano al lettore di entrare, più che nei fatti, nelle atmosfere, nell’humus dell’Italia della cosiddetta Prima Repubblica.

Marco Damilano

Con l’occhio sempre rivolto all’incrocio maledetto tra via Mario Fani e via Stresa a Roma, dove fu rapito Moro e vennero massacrati gli uomini della scorta, – E in questo punto, in questo non-luogo dove tutti i romani passano indifferenti, ignari, non c’è ricerca e non c’è conoscenza. Non c’è verità – il viaggio di Damilano parte da Maglie, in Salento, paese di nascita dello statista e finisce a Torrita Tiberina, dove è sepolto insieme alla moglie Eleonora, ma passando attraverso luoghi simbolici, rivelativi.

Come la Racalmuto di Leonardo Sciascia, che vergò le sue “ossessioni” sulla vicenda nell’Affaire Moro (disponibile per Adelphi): Tramandare alla storia, con una potente interpretazione letteraria, – dice Damilano – che il vero Moro fosse soltanto quello delle lettere, il prigioniero delle Brigate rosse… Per Sciascia era quello l’unico Moro vero: libero di dire quel che pensava, perché prigioniero; o il Friuli di Pasolini, l’intellettuale spesso profetico, anche lui ucciso barbaramente, anche lui al centro di un’Italia dai tanti misteri, lui che a Furio Colombo per La Stampa, il pomeriggio prima di morire confidava: Ecco il seme, il senso di tutto. Tu non sai neanche chi adesso sta pensando di ucciderti. Metti questo titolo all’intervista, se vuoi: “Perché siamo tutti in pericolo”; o ancora più l’Hammamet di Bettino Craxi, luogo di “latitanza” o di “esilio” a seconda di come lo si voglia vedere, ultimo asilo di chi, da Segretario del Partito Socialista Italiano, provò a infrangere la “linea della fermezza” decisa da DC e PCI.

Bettino Craxi, che, come riferisce a Damilano un altro leader socialista, Rino Formica, “disprezzò i democristiani perché erano subalterni ai comunisti e disprezzò i comunisti perché accantonarono qualsiasi sospiro umanitario per mantenere una purezza politica”.

“Chi è A.M.”, scriveva a matita a grandi caratteri Eleonora Moro su alcune buste contenenti le carte personali del Presidente come una rivolta rispetto a chi ha delegittimato, ha misconosciuto il marito, gli ha tolto la storia e la dignità di persona.

Certo, Moro è nella memoria collettiva per essere stato rapito il giorno in cui si compiva il suo capolavoro politico, riportare il Partito comunista italiano a votare la fiducia a un governo per la prima volta dopo il 1947, ma è stato tanto altro: giovane deputato dell’Assemblea costituente, è nel gruppo ristretto che scrive la nuova Carta costituzionale, e poi ancora ministro, segretario del partito e Presidente del Consiglio a soli 47 anni. E poi l’insegnamento universitario e il Moro privato, quello degli affetti più cari: “Ho fatto canone della mia vita pubblica il tenere fuori la mia famiglia.”

Il viaggio di Damilano intorno alla figura di Aldo Moro si compie per impulsi, associazioni di idee, talvolta suggestioni, ma il più lontano possibile dal dramma a cui tutti lo accostiamo: Vorrei strappare Aldo Moro al caso Moro, restituirlo ai suoi pensieri di professore universitario, di uomo politico, di persona, farlo uscire libero dalla prigione delle Brigate rosse dove l’hanno confinato dopo la sua fine i suoi nemici, ma anche chi nel suo nome ha giocato una soffocante partita di potere e chi lo ha dimenticato.

È un viaggio emozionante da condividere, un atomo di verità su Aldo Moro e sulla storia del nostro Paese.

“Datemi da una parte milioni di voti e toglietemi dall’altra parte un atomo di verità, ed io sarò comunque perdente”.

“La verità è luminosa, sempre. La verità è sempre illuminante e ci aiuta a essere coraggiosi”.
Filippo Bocci

Filippo Bocci

Laurea in Lettere, curiosissimo di tutto ma esperto di niente, cialtrone il giusto. Coltivo particolari feticci come la bacchetta di Leonard Bernstein, gli occhi di Bette Davis, il sorriso di Jack Lemmon. Scrivo su b-hop perché “le parole sono importanti (by Michele Apicella/Nanni Moretti). E se le usi per parlare di Bellezza fanno bene”.
Filippo Bocci

Filippo Bocci

Laurea in Lettere, curiosissimo di tutto ma esperto di niente, cialtrone il giusto. Coltivo particolari feticci come la bacchetta di Leonard Bernstein, gli occhi di Bette Davis, il sorriso di Jack Lemmon. Scrivo su b-hop perché “le parole sono importanti (by Michele Apicella/Nanni Moretti). E se le usi per parlare di Bellezza fanno bene”.