Cinema: “Lazzaro felice”, film visionario e incantevole di Alice Rohrwacher

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(di Filippo Bocci) – Imprescindibile è la lezione dei grandi maestri del passato in Lazzaro felice, terza regia di Alice Rohrwacher, soprattutto di Olmi e Pasolini, ma anche del binomio Zavattini/De Sica. Eppure, al netto della formidabile eredità di cui è debitore, è un’opera fresca, originale, di forte impatto emotivo.

Ci racconta di un mondo rurale che ormai non esiste più, di una terra piantata a tabacco, un non luogo della vergogna, dove un gruppo di contadini lavora in condizioni di schiavitù per l’infida marchesa Alfonsina De Luna, “regina delle sigarette”, che li sfrutta mantenendoli nell’ignoranza e che in proposito ha le idee molto chiare:

“Gli esseri umani sono come bestie, animali. Liberarli vuol dire renderli consci della propria condizione di schiavitù”.

Fra loro Lazzaro, la dolcezza personificata, l’idiota dostoevskiano, un semplice povero Cristo. Saranno i suoi occhi grandi e sinceri a guidarci, a raccontare le miserie e gli inganni della vita sempre filtrati attraverso lo sguardo buono, autentico.

Pronto ad aiutare tutti, lavora senza un lamento; incapace di vedere il male, non si accorge neanche di essere sfruttato dai suoi stessi parenti. È fedele alla sua innocenza con l’incoscienza di un animale, che ama senza condizioni, fino al sacrificio di sé stesso.

Finché l’inganno di questo assurdo, perverso microcosmo viene svelato e i contadini restituiti alla dignità di uomini; tuttavia il nuovo mondo della città, respingente nella sua anonima periferia, è pieno di meschinità, di degradazione, lontano dal solenne, incorrotto, seppure primitivo lavoro dei campi.

Così anche il miracolo della resurrezione di Lazzaro, l’eccezionalità del ritorno, si scontrerà con la banalità del male, con la quotidianità che non fa sconti alla purezza e al sogno.

Girato con attori non professionisti, il film vive della naturale recitazione del protagonista, un incantevole Adriano Tardiolo, seducente figura pregna di aliena umanità tra lavoratori schiavi, proprietari farabutti e rispettabili cittadini senza cuore.

In più i camei di Nicoletta Braschi, l’algida e cinica marchesa De Luna, e di Tommaso Ragno, uno sfoggio di bravura il suo loffio e debosciato Tancredi, e con un brevissimo gioiellino di un grande artista ormai leggenda, Antonio Salines.

Premiato con la Migliore Sceneggiatura al Festival di Cannes, Lazzaro felice è un’opera suggestiva, visionaria, da avvicinare con rispetto.

Filippo Bocci

Filippo Bocci

Laurea in Lettere, curiosissimo di tutto ma esperto di niente, cialtrone il giusto. Coltivo particolari feticci come la bacchetta di Leonard Bernstein, gli occhi di Bette Davis, il sorriso di Jack Lemmon. Scrivo su b-hop perché “le parole sono importanti (by Michele Apicella/Nanni Moretti). E se le usi per parlare di Bellezza fanno bene”.
Filippo Bocci
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