Cinema d’autore: “Hedi”, la rivoluzione tunisina e l’identità maschile allo specchio

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Sarà difficile trovare nelle sale italiane pronte per i “cinepanettoni” natalizi un film di qualità come “Hedi“, una gentile e profonda pellicola del regista tunisino Mohammed Ben Attia, film rivelazione della Berlinale 2016 e Orso d’argento al protagonista Majd Mastoura come miglior interprete. E’ coprodotto da Dora Bouchoucha e dai fratelli Jean Pierre e Luc Dardenne. A Roma è arrivato grazie al Med film festival 2016 già concluso, ma gli appassionati di cinema d’autore riusciranno sicuramente a scovarlo.

HEDI – regia di Mohamed Ben Attia (Inhebbek Hedi, Tunisia/Belgio, 2016). Con Majd Mastoura, Rym Ben Messaoud, Sabah Bouzouita, Hakim Boumessoudi e Omnia Ben Ghali.

La storia può sembrare banale ma non lo è, per le sfumature che fa emergere: Hedi è un agente di vendite tunisino che lavora per una nota casa automobilistica francese. Mancano pochi giorni al matrimonio combinato con la bella Kahdja. Tutto è stato deciso dalla madre di Hedi, che dopo la morte del marito ha assunto il ruolo di capo famiglia.

Eppure Hedi è privo di emozioni, insoddisfatto del lavoro e della vita. Un giorno viene mandato a lavorare in una città tunisina costiera. Dorme nel villaggio turistico dove alloggia una delle animatrici, Rym, donna libera ed emancipata. Questo incontro lo risveglia dal torpore: i due si innamorano appassionatamente e Hedi comprende che la sua vita finora è stata solo una risposta ai desideri convenzionali della madre, sacrificando il suo talento di disegnatore di fumetti e senza aver scoperto veramente l’amore.

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Hedi prende consapevolezza e cresce, ma il tentativo di ribellione alla tradizione e alla famiglia sfocia in una finale a sorpresa che rimanda al legame con la propria terra, una Tunisia post rivoluzione che ha vissuto, con i moti della primavera araba nel 2011, la speranza e l’emozione del cambiamento ma che non ha ancora veramente risolto i problemi sociali, politici ed economici.

La rivoluzione tunisina è solo sullo sfondo ma la realtà di oggi, come spiega in una intervista a b-hop Mohamed Ben Attia “è molto più complessa e mutevole”.

Tunisian director Mohamed Ben Attia attends a press conference of his film "Inhebbek Hedi (Hedi)" in competition at the 66th Berlinale Film Festival in Berlin on February 12, 2016.   / AFP / John MACDOUGALL        (Photo credit should read JOHN MACDOUGALL/AFP/Getty Images)

Mohamed Ben Attia

“I giovani vogliono ancora partire e credono sempre meno in un futuro in Tunisia. E’ una constatazione molto triste ma mi auguro non ineluttabile. Credo profondamente che le cose possano cambiare grazie all’educazione, al dialogo e alla cultura. Nel frattempo stiamo vivendo un momento importante, con una effervescenza che ci ispira. Lo preferisco rispetto ad una morte lenta dove niente di nuovo può accadere”.

Il personaggio di Hedi rappresenta uno stereotipo maschile universale. Il regista preferisce infatti indagare il cuore dell’uomo, inteso come maschio, e la sua fatica nell’affrontare le difficoltà della vita, “perché della capacità delle donne di superare gli ostacoli si è già molto parlato nel cinema”. E poi, precisa, “dalle fragilità, dai limiti e dalle debolezze si impara molto su se stessi”.

“Per la sua complessità e la sua ricerca d’identità Hedi richiama molti giovani e meno giovani che vivono senza vero entusiasmo, senza desideri o curiosità. Quando esce dalla sua comunità apprende cose nuove sul suo mondo e la sua diversità”.

Sul futuro del personaggio, visto che c’è in ballo una rinuncia ma il finale è aperto, lo spettatore fantasticherà. Al regista, che è anche autore del soggetto, piace pensare che invece di tornare al suo odiato lavoro di rappresentante di automobili (lui stesso ha svolto questo lavoro per 12 anni), avrà il coraggio di mettere a frutto il suo talento di disegnatore di fumetti.

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Dopo il successo del film in vari festival internazionali Mohamed Ben Attia sta ora lavorando ad un nuovo soggetto cinematografico. Anche questa storia parlerà di “persone ordinarie che rivelano un malessere sempre più palpabile”.

Ecco un cinema che parla al cuore senza enfasi né grandi effetti ma va in profondità in maniera semplice e gentile.

 

Patrizia Caiffa

Patrizia Caiffa

Giornalista professionista, scrittrice, sempre in viaggio nei vari Sud del mondo e curiosa di nuove avventure, dentro e fuori di me. Io b-hop perché amo cantare con le parole per esprimere bellezza e dare voce contro le ingiustizie che coinvolgono popoli e migranti.
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